Sui mercati è scoppiato il caso Libor, uno degli indici interbancari più utilizzati su scala globale dagli istituti di credito per la gestione della liquidità ordinaria e per luniverso dei prestiti a tasso variabile. La recente impennata delle quotazioni di questo indice ha fatto drizzare le orecchie a una fetta consistente di mutuatari in tutto il mondo. È così anche per lItalia? La risposta è «Ni». No per la maggior parte dei mutuatari (il cui mutuo è agganciato ad altri parametri, come Euribor o tasso di riferimento della Bce), sì per una quota residuale di mutuatari che hanno voluto (consapevolmente o meno) rischiare, ovvero hanno stipulato un mutuo a tasso variabile in franchi svizzeri.
Per la gran parte, come si accennava prima, la recente scorribanda al rialzo del Libor non è di diretto interesse, perché lindice da monitorare appartiene sempre al mercato interbancario ma si chiama Euribor: un tasso in questo momento negativo (rispettivamente -0,372% quello a 1 mese e -0,328% a quello a 3 mesi), che sta obiettivamente garantendo a chi rimborsa un mutuo a tasso variabile il minimo storico, in termini nominali, delle rate calcolate nei piani di ammortamento e dei tassi finali proposti dalle banche (oggi nel migliore dei casi si possono stipulare mutui a tasso variabile sotto l1% anche con loan-to-value, ovvero la percentuale di finanziamento rispetto al valore dellimmobile, elevati e cioè vicini all80%).
Resta da chiedersi se anche lEuribor possa rischiare di subire in futuro le stesse forti oscillazioni su cui è inciampato il fratello «straniero» Libor. Va detto che la crisi di queste ultime settimane è originata da motivazioni strettamente tecniche e non certo legata a problemi del mercato interbancario. È quindi una situazione diversa da quella che si sviluppò fra il 2008 e il 2009 quando tanto il Libor quanto lEuribor salirono alle stelle (questultimo superò addirittura il 5%) proprio per il motivo peggiore: ovvero le banche non si fidavano luna dellaltra e per prestarsi soldi tra loro chiedevano tassi interbancari molto alti.
Uno scenario simile è oggi da escludere tanto per il Libor quanto per gli Euribor, perché non cè nessuna crisi di liquidità o di fiducia tra i prestatori di credito ma è semplicemente in corso una revisione istituzionale degli indici, come si legge nellarticolo sopra. Per lEuribor in particolare i tempi previsti per il cambiamento sono però lunghi e al momento difficili da prevedere, così come è difficile capire quale sarà il reale impatto sui mutui in essere e su quelli da stipulare in futuro.
Di più concreto per i mutuatari italiani ci sono sin da oggi e tutti i giorni i future sullEuribor, che stimano da qui a 5 anni come si muoverà lindice dei mutui a tasso variabile. Secondo questi contratti lEuribor a 3 mesi salirà dallattuale soglia (-0,328%) all1,285% nel 2023. In 5 anni lieviterà di circa 150 punti base. Se questa previsione sarà confermata, chi sta pagando oggi un mutuo di 150mila euro da rimborsare in 20 anni, si troverà fra un lustro a pagare circa 100 euro in più al mese di rata.
Autore: Vito Lops
Fonte:
Il Sole 24 Ore
mercato immobiliare – prestiti – mutui
Sui mercati è scoppiato il caso Libor, uno degli indici interbancari più utilizzati su scala globale dagli istituti di credito per la gestione della liquidità ordinaria e per luniverso dei prestiti a tasso variabile. La recente impennata delle quotazioni di questo indice ha fatto drizzare le orecchie a una fetta consistente di mutuatari in tutto il mondo. È così anche per lItalia? La risposta è «Ni». No per la maggior parte dei mutuatari (il cui mutuo è agganciato ad altri parametri, come Euribor o tasso di riferimento della Bce), sì per una quota residuale di mutuatari che hanno voluto (consapevolmente o meno) rischiare, ovvero hanno stipulato un mutuo a tasso variabile in franchi svizzeri.
Per la gran parte, come si accennava prima, la recente scorribanda al rialzo del Libor non è di diretto interesse, perché lindice da monitorare appartiene sempre al mercato interbancario ma si chiama Euribor: un tasso in questo momento negativo (rispettivamente -0,372% quello a 1 mese e -0,328% a quello a 3 mesi), che sta obiettivamente garantendo a chi rimborsa un mutuo a tasso variabile il minimo storico, in termini nominali, delle rate calcolate nei piani di ammortamento e dei tassi finali proposti dalle banche (oggi nel migliore dei casi si possono stipulare mutui a tasso variabile sotto l1% anche con loan-to-value, ovvero la percentuale di finanziamento rispetto al valore dellimmobile, elevati e cioè vicini all80%).
Resta da chiedersi se anche lEuribor possa rischiare di subire in futuro le stesse forti oscillazioni su cui è inciampato il fratello «straniero» Libor. Va detto che la crisi di queste ultime settimane è originata da motivazioni strettamente tecniche e non certo legata a problemi del mercato interbancario. È quindi una situazione diversa da quella che si sviluppò fra il 2008 e il 2009 quando tanto il Libor quanto lEuribor salirono alle stelle (questultimo superò addirittura il 5%) proprio per il motivo peggiore: ovvero le banche non si fidavano luna dellaltra e per prestarsi soldi tra loro chiedevano tassi interbancari molto alti.
Uno scenario simile è oggi da escludere tanto per il Libor quanto per gli Euribor, perché non cè nessuna crisi di liquidità o di fiducia tra i prestatori di credito ma è semplicemente in corso una revisione istituzionale degli indici, come si legge nellarticolo sopra. Per lEuribor in particolare i tempi previsti per il cambiamento sono però lunghi e al momento difficili da prevedere, così come è difficile capire quale sarà il reale impatto sui mutui in essere e su quelli da stipulare in futuro.
Di più concreto per i mutuatari italiani ci sono sin da oggi e tutti i giorni i future sullEuribor, che stimano da qui a 5 anni come si muoverà lindice dei mutui a tasso variabile. Secondo questi contratti lEuribor a 3 mesi salirà dallattuale soglia (-0,328%) all1,285% nel 2023. In 5 anni lieviterà di circa 150 punti base. Se questa previsione sarà confermata, chi sta pagando oggi un mutuo di 150mila euro da rimborsare in 20 anni, si troverà fra un lustro a pagare circa 100 euro in più al mese di rata.
Autore: Vito Lops
Fonte:
Il Sole 24 Ore
mercato immobiliare – prestiti – mutui