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Il Fondo Interbancario dice sì alla “nuova” Carige, Apollo rilancia

C’è il sì del Fondo Interbancario, che dice no all’offerta di Apollo e sceglie di caricarsi sulle spalle Carige per traghettarla, probabilmente, verso la sua destinazione finale. Per questo, più che un punto d’arrivo, quello messo a segno ieri rappresenta un primo passaggio verso quella “nuova” Carige pronta finalmente a liberarsi di tutti i macigni del passato e a ripartire come banca del territorio, attenta alle esigenze della clientela retail, dei piccoli azionisti delle aziende, ma anche ai grandi capitali.Per arrivare a questo dovranno essere compiuti, in sequenza, diversi passi, confidando nel sostegno di Bankitalia e Bce. Ma certo la decisione presa ieri dal Fondo Interbancario non può non essere valutata come un enorme passo in avanti, a quasi sei mesi dall’avvio del commissariamento. Dopo la fine della trattativa con BlackRock, a inizio maggio, i commissari avevano subito fatto ripartire il confronto, trovando la disponibilità del fondo Apollo, già proprietario delle compagnie assicurative. Centrale restava sempre il ruolo del Fondo Interbancario, che a ottobre del 2018 ha sottoscritto il prestito subordinato Carige per 318 milioni, consentendo così alla banca di rientrare nei parametri della Bce. L’ipotesi di convertire tutto o parte del bond, già presente con la soluzione BlackRock, è tornata anche con la trattativa avviata con Apollo.

Ma, confermando le anticipazioni di Repubblica, ieri il Fondo ha respinto l’offerta di Apollo, ritenuta economicamente troppo esigua, scegliendo a questo punto di intraprendere un nuovo percorso. Sarà proprio il Fondo, adesso, a diventare il soggetto di riferimento di Carige, a condizione di avere dalla propria parte vecchi e nuovi azionisti, sia pubblici, sia privati. Insomma, uno schema largo di alleati per sottoscrivere l’aumento di capitale da 630 milioni e consentire alla banca di completare il suo percorso di rafforzamento patrimoniale. Poi, probabilmente già il prossimo anno, si aprirà una nuova riflessione per individuare un soggetto bancario interessato alla business combination con Carige. E a quel punto il Fondo andrebbe a ridurre la propria partecipazione.

Ma di questo si parlerà più avanti, perché adesso tutti sono concentrati nella verifica della tenuta del progetto annunciato ieri al termine del consiglio guidato dal presidente Salvatore Maccarone. Convertendo per intero il proprio bond (312 milioni sui 318 sottoscritti) il Fondo avrebbe il 49% di capitale della banca. Resterebbe però ancora da sottoscrivere una quota di poco superiore ai 300 milioni. Il Fondo Interbancario «sollecita partner pubblici e privati» e in fase di definizione dell’aumento di capitale potrebbe anche impegnarsi con il consorzio di garanzia a farsi carico dell’eventuale inoptato. Ma sarà necessario? Molto, tutto, dipenderà dalla posizione degli attuali soci della banca. Non è affatto da escludere che nuovi soggetti possano farsi avanti, a cominciare dalla Sga, che già aveva sottoscritto il 5,4% del capitale, per proseguire con Cdp o altri soggetti istituzionali. Ma l’attenzione è ora tutta puntata sulle scelte degli attuali azionisti. Un progetto di questo tipo non può non essere giudicato “interessante” dalla Malacalza Investimenti, titolare del 27,7% del capitale. A più riprese, anche in tempi recenti e con una certa irruenza, il presidente Vittorio Malacalza aveva spiegato di puntare su una soluzione industriale, legata quindi al mondo bancario. Adesso si fa avanti tutto quanto il sistema creditizio italiano. Per la holding che ha già investito 423 milioni nella banca dal 2015 a oggi, si tratterebbe di un ulteriore sforzo economico. Ma la tenacia con cui ha difeso l’istituto da ogni tipo di attacco e la volontà di continuare a partecipare ai destini di Carige sembrerebbero spingere verso il sì. Un sì, però, che la Malacalza Investimenti vorrebbe vedere anche negli altri azionisti, Gabriele Volpi, titolare del 9%, Raffaele Mincione (5) e la famiglia Spinelli (1). «Io nell’ultimo aumento sono sceso — spiega Aldo Spinelli, presidente del gruppo logistico — passando dal 2 all’1. Ma sono pronto a sostenere la banca e mi auguro che tutti facciano altrettanto. Non lo dobbiamo solo a noi stessi, che abbiamo continuato a investire in Carige, ma anche ai dipendenti, ai piccoli azionisti e alla famiglia Malacalza. Se ognuno fa la propria parte, centreremo il risultato».
Il sì dei grandi azionisti della banca, insieme all’intervento del Fondo Interbancario, avrebbe sicuramente un effetto positivo sulla platea dei piccoli, che ancora oggi rappresentano un terzo del capitale della banca. Una quota sostanziosa dell’aumento (i 310 milioni che mancano per arrivare a 630) dovrebbe arrivare dai principali azionisti (pro quota sarebbero oltre 150 milioni), ma il resto dovrebbe ancora una volta essere sottoscritto dal mondo retail.
«Queste sono valutazioni che potranno essere fatte soltanto più avanti — spiega Silvio De Fecondo, presidente dell’associazione dei piccoli azionisti e una delle voci più ascoltate nel frammentato mondo del retail — Per ora stiamo a vedere che succede. Certo, il primo giudizio non che essere favorevole. Il solo fatto che il Fondo Interbancario abbia considerato l’offerta di Apollo irricevibile conferma che la banca vale molto di più, che c’è valore. Sulle stesse posizioni, peraltro, si era già pronunciato il ceo di Banco Bpm Castagna. Speriamo che adesso possa finalmente nascere una competizione al rialzo». I picoli azionisti per ora restano comunque guardinghi. «Vogliamo capire i contenuti del progetto — continua De Fecondo — come questi vengono messi in atto. Noi ci siamo già mossi con i commissari, proponendo l’emissione di warrant per i piccoli che hanno sempre dato fiducia alla banca. Vedremo. Certo questa ipotesi, a cui guardiamo con favore, è anche un riconoscimento all’impegno e allo sforzo profusi in questi anni dal primo azionista. Bisognerà ora trovare un equilibrio fra Fondo e soci. Ma c’è ancora molto da capire, la possibilità di capitalizzare subito il credito d’imposta, che per Carige vale 700 milioni, come previsto da un emendamento del governo, cosa fare di partecipazioni come quelle in Bankitalia e in Autostrade dei Fiori. Noi faremo la nostra parte».
In serata ieri intanto il fondo Apollo ha rilanciato con una nuova proposta che prevede “la partecipazione del Fitd e degli attuali azioni di riferimento


Fonte: Repubblica