Cartolarizzazione Dalla Redazione Investor, servicer e debt buyer Normativa e regolamentazione

Dolomiti, a tre mesi dalla prima cartolarizzazione con ABS nativi digitali si apre un nuovo scenario per gli Npl

A circa tre mesi dal closing, il valore dell’operazione Dolomiti appare ancora più chiaro. Non si tratta soltanto della prima cartolarizzazione italiana di Npl con ABS nativi digitali emessi su blockchain pubblica (Polygon PoS), ma di una novità che può aprire nuove prospettive per tutto il mercato degli Npl. Promossa da Sorec e ideata, strutturata e coordinata da Re Chain, l’operazione ha visto il coinvolgimento di 130 Servicing, Weltix, BlockInvest e Simmons & Simmons, ciascuno con un ruolo specifico nella costruzione di un modello pienamente regolato ma tecnologicamente innovativo. Il comparto dedicato di Dolomiti SPV ha emesso un’unica classe di note asset-backed per un importo fino a 23 milioni di euro, a fronte di un portafoglio di 134.167 posizioni per un valore lordo complessivo di circa 966 milioni di euro.

La struttura resta quella che il mercato conosce: una cartolarizzazione inserita nel perimetro della legge 130/1999, con tutti i presidi previsti dalla normativa, a cui si affianca il regime del Decreto FinTech (D.L. 25/2023) per l’emissione e la circolazione degli strumenti finanziari in forma digitale. A cambiare, però, è il modo in cui i titoli nascono, vengono tracciati e potranno circolare. Come spiega Massimo Calogiuri, Founder & CEO di Re Chain S.r.l.: “Non stiamo cambiando la struttura tradizionale dell’operazione, che resta ortodossa e regolata; stiamo introducendo un’infrastruttura digitale capace di rendere più trasparente, efficiente e potenzialmente liquido il mercato”.

È proprio qui che Dolomiti si differenzia: gli strumenti finanziari non vengono digitalizzati dopo l’emissione, ma nascono direttamente in forma digitale all’interno di un registro per la circolazione digitale autorizzato e vigilato da Consob, tenuto da Weltix. Un passaggio che può sembrare tecnico, ma che in realtà apre a una trasformazione più ampia, perché incide sulla tracciabilità, sulla qualità delle informazioni e sulla possibilità di rendere più fluide le successive fasi di trasferimento dei titoli. In concreto, investitori e stakeholder possono accedere in modo diretto e continuo alle informazioni su performance del portafoglio, flussi di cassa e stato delle note.

Il punto, quindi, non è solo l’operazione in sé. È ciò che questa operazione può abilitare. Dolomiti dimostra che una cartolarizzazione con ABS nativi digitali può essere realizzata dentro un quadro regolato, con operatori qualificati e secondo logiche compatibili con il mercato tradizionale. Ma apre anche la strada a sviluppi ulteriori: maggiore efficienza nei processi, più trasparenza per gli investitori e, in prospettiva, nuove possibilità per il mercato secondario delle note.

“Questa operazione non va letta come un punto di arrivo, ma come l’inizio di un percorso”, sottolinea Calogiuri. “Abbiamo dimostrato che il modello è possibile, ora si tratta di capire tutto ciò che può abilitare, a partire dalla replicabilità della struttura su altri portafogli e altre asset class”.

Ed è proprio il mercato secondario uno dei temi più interessanti. Nel comparto dei crediti deteriorati, infatti, la possibilità di far circolare in modo più efficiente titoli e informazioni può diventare un elemento decisivo. Le note delle cartolarizzazioni di Npl sono oggi strumenti quasi sempre detenuti fino a scadenza: la forma nativa digitale ne rende tecnicamente più semplice il trasferimento tra investitori qualificati, senza alterare il perimetro regolamentare entro cui possono circolare. Non solo per ridurre tempi e costi, ma anche per favorire una valutazione più precisa dei portafogli, una migliore segmentazione degli asset e un coinvolgimento più mirato degli investitori.

La blockchain, in questo contesto, non è una parola di moda, ma uno strumento infrastrutturale. Serve a rendere più verificabili i passaggi, più accessibili i dati e più ordinata la circolazione degli strumenti finanziari. “Il vero tema”, osserva Calogiuri, “è costruire finalmente le condizioni per un mercato secondario degli Npl che sia efficiente, trasparente e replicabile”.

Per un settore che negli ultimi anni ha visto ridursi i grandi stock bancari e cambiare profondamente le logiche di investimento, questo passaggio non è secondario. Il mercato degli Npl ha bisogno di nuovi strumenti per continuare a generare valore, soprattutto in una fase in cui la qualità dei dati, la rapidità di esecuzione e la capacità di leggere i portafogli diventano sempre più centrali.

Dolomiti, quindi, non è solo una cartolarizzazione innovativa. È un primo caso concreto che consente al mercato di vedere cosa può esserci oltre il modello tradizionale. Una prova industriale, prima ancora che tecnologica, di come il credito deteriorato possa essere gestito con infrastrutture più moderne, trasparenti e potenzialmente più liquide.

In questa prospettiva, l’innovazione non cancella il ruolo degli operatori, ma lo fa evolvere. Servicer, arranger, investitori, piattaforme tecnologiche e soggetti regolati restano centrali, ma si muovono dentro un ecosistema diverso, dove la tecnologia può contribuire a distribuire meglio informazioni, responsabilità e valore.

“L’obiettivo”, conclude Calogiuri, “è passare da un egosistema, in cui ciascun operatore ottimizza soltanto il proprio segmento, a un equosistema, dove ogni attore della filiera possa contribuire e ricevere valore in modo più equilibrato”.

Dolomiti appare quindi come un primo passo concreto verso un nuovo modello per le cartolarizzazioni. Non una rottura con il passato, ma un’evoluzione possibile: regolata, industriale e capace di aprire nuove strade al mercato degli Npl.