Il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo all’entrata in vigore della nuova direttiva volta ad armonizzare alcuni profili chiave della disciplina dell’insolvenza nei diversi Stati membri. L’intervento normativo si inserisce nel più ampio obiettivo di rendere il contesto economico europeo più attrattivo per gli investitori transfrontalieri, riducendo la frammentazione derivante dalla coesistenza di regole nazionali eterogenee.
La nuova cornice comune mira, in particolare, a massimizzare il valore recuperabile dai creditori nelle procedure concorsuali e ad accrescere l’efficienza complessiva dei procedimenti di insolvenza.
Le principali misure previste
Tra i pilastri della riforma figura, anzitutto, l’armonizzazione minima delle azioni revocatorie, come noto volte a tutelare la massa concorsuale dall’illegittima sottrazione di attivo.
Un secondo asse di intervento riguarda la tracciabilità dei beni. Le nuove disposizioni consentiranno alle autorità competenti, su richiesta dei curatori, di accedere ai registri dei conti bancari e ad altre banche dati pertinenti anche in ambito transfrontaliero, così da agevolare l’individuazione dei beni riconducibili all’impresa insolvente.
La direttiva prevede inoltre l’introduzione della procedura di pre-pack, che consente di predisporre e negoziare la cessione dell’azienda prima dell’apertura formale della procedura di insolvenza, per poi perfezionarla in tempi rapidi subito dopo. L’impianto è volto a preservare la continuità aziendale e a mantenere in essere i contratti essenziali alla prosecuzione dell’attività, aumentando le probabilità di valorizzazione del complesso produttivo.
Sul fronte della governance, vengono armonizzati anche i doveri degli amministratori. In presenza di uno stato di difficoltà economico-finanziaria, gli amministratori saranno tenuti a richiedere l’apertura della procedura di insolvenza entro tre mesi, salvo che abbiano adottato misure alternative idonee ad assicurare ai creditori una tutela equivalente. La ratio è chiara: intervenire tempestivamente per preservare valore e contenere il pregiudizio per il ceto creditorio.
Ulteriore profilo oggetto di armonizzazione concerne il comitato dei creditori. La riforma rafforza il coinvolgimento dei creditori nel procedimento, pur lasciando agli Stati membri un margine di flessibilità, anche con riguardo alla possibilità di limitarne l’istituzione alle imprese di maggiori dimensioni.
Infine, particolare attenzione è dedicata alla trasparenza. Ogni Stato membro dovrà predisporre una scheda informativa contenente le caratteristiche principali della propria normativa interna in materia di insolvenza. Tali informazioni saranno pubblicate sul portale europeo e-Justice, anche nelle principali lingue di lavoro dell’Unione, per facilitare l’accesso alle informazioni da parte degli operatori e degli investitori.
I prossimi passaggi
Gli Stati membri disporranno di due anni e nove mesi per recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali.
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Il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo all’entrata in vigore della nuova direttiva volta ad armonizzare alcuni profili chiave della disciplina dell’insolvenza nei diversi Stati membri. L’intervento normativo si inserisce nel più ampio obiettivo di rendere il contesto economico europeo più attrattivo per gli investitori transfrontalieri, riducendo la frammentazione derivante dalla coesistenza di regole nazionali eterogenee.
La nuova cornice comune mira, in particolare, a massimizzare il valore recuperabile dai creditori nelle procedure concorsuali e ad accrescere l’efficienza complessiva dei procedimenti di insolvenza.
Le principali misure previste
Tra i pilastri della riforma figura, anzitutto, l’armonizzazione minima delle azioni revocatorie, come noto volte a tutelare la massa concorsuale dall’illegittima sottrazione di attivo.
Un secondo asse di intervento riguarda la tracciabilità dei beni. Le nuove disposizioni consentiranno alle autorità competenti, su richiesta dei curatori, di accedere ai registri dei conti bancari e ad altre banche dati pertinenti anche in ambito transfrontaliero, così da agevolare l’individuazione dei beni riconducibili all’impresa insolvente.
La direttiva prevede inoltre l’introduzione della procedura di pre-pack, che consente di predisporre e negoziare la cessione dell’azienda prima dell’apertura formale della procedura di insolvenza, per poi perfezionarla in tempi rapidi subito dopo. L’impianto è volto a preservare la continuità aziendale e a mantenere in essere i contratti essenziali alla prosecuzione dell’attività, aumentando le probabilità di valorizzazione del complesso produttivo.
Sul fronte della governance, vengono armonizzati anche i doveri degli amministratori. In presenza di uno stato di difficoltà economico-finanziaria, gli amministratori saranno tenuti a richiedere l’apertura della procedura di insolvenza entro tre mesi, salvo che abbiano adottato misure alternative idonee ad assicurare ai creditori una tutela equivalente. La ratio è chiara: intervenire tempestivamente per preservare valore e contenere il pregiudizio per il ceto creditorio.
Ulteriore profilo oggetto di armonizzazione concerne il comitato dei creditori. La riforma rafforza il coinvolgimento dei creditori nel procedimento, pur lasciando agli Stati membri un margine di flessibilità, anche con riguardo alla possibilità di limitarne l’istituzione alle imprese di maggiori dimensioni.
Infine, particolare attenzione è dedicata alla trasparenza. Ogni Stato membro dovrà predisporre una scheda informativa contenente le caratteristiche principali della propria normativa interna in materia di insolvenza. Tali informazioni saranno pubblicate sul portale europeo e-Justice, anche nelle principali lingue di lavoro dell’Unione, per facilitare l’accesso alle informazioni da parte degli operatori e degli investitori.
I prossimi passaggi
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