Leonardo Bassilichi, CEO Base Digitale Group e Raffele Faragò, Amministratore Delegato 130 Servicing

Il settore delle cartolarizzazioni sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Nuove asset class, evoluzioni normative, crescente pressione sulla trasparenza e una spinta tecnologica sempre più evidente stanno ridefinendo il perimetro operativo di un mercato che oggi non può più permettersi modelli statici.

È in questo contesto che inauguriamo la nuova rubrica del magazine dedicata alle cartolarizzazioni. Uno spazio di confronto stabile e qualificato, pensato per analizzare le dinamiche strutturali del settore, interpretarne i cambiamenti e offrire una lettura concreta delle evoluzioni in atto.

Ad aprire il ciclo di interventi sono 130 Servicing e Base Digitale, protagonisti di un percorso che unisce esperienza consolidata e accelerazione tecnologica.

Raffaele Faragò CEO di 130 Servicing, che da venticinque anni vive e contribuisce alla crescita di 130, descrive l’azienda come una realtà matura, costruita su tre pilastri: persone, tradizione, innovazione. Le persone rappresentano il motore operativo e culturale; la tradizione è l’insieme dei valori etici e professionali che hanno guidato la società nel tempo; l’innovazione è la leva che oggi consente di affrontare un mercato in continua evoluzione.

L’ingresso di Base Digitale segna un cambio di passo netto sotto il profilo tecnologico. Leonardo Bassilichi, CEO del gruppo, chiarisce la visione: innovare non significa soltanto introdurre strumenti digitali, ma promuovere un’evoluzione culturale capace di integrare competenze, dati e processi in modo coerente e scalabile.

L’obiettivo comune è chiaro: accelerare la digitalizzazione dei processi di cartolarizzazione, rendendoli più rapidi, tracciabili e adattabili a un mercato che cambia velocemente. In un ecosistema sempre meno bancocentrico e sempre più aperto a nuovi investitori e modelli operativi, la capacità di governare la complessità diventa un fattore competitivo decisivo.

130 rappresenta una struttura solida, costruita nel tempo; Base Digitale introduce strumenti e competenze tecnologiche che ampliano le possibilità operative. Non un semplice investimento, ma un’integrazione strategica che guarda al futuro del settore.

Le cartolarizzazioni non sono più soltanto un meccanismo tecnico-finanziario. Sono un laboratorio in cui convergono regolamentazione europea, innovazione digitale, gestione del rischio e nuove forme di finanziamento dell’economia reale. Comprendere questa evoluzione significa comprendere dove sta andando il mercato del credito.

Con questo primo contributo si apre dunque un percorso editoriale che vuole accompagnare operatori, investitori e professionisti in un’analisi continuativa delle trasformazioni in atto. Perché, in un mercato che cambia ritmo e prospettiva, la vera sfida non è subire il cambiamento, ma anticiparlo.

Nuove asset class cartolarizzabili: dove va il futuro

Se c’è un segnale che oggi arriva con chiarezza dal mercato, è questo: la cartolarizzazione non è più soltanto uno strumento legato agli NPL o a operazioni strutturate tradizionali. È sempre più una leva di finanziamento flessibile, capace di sostenere economia reale, PMI e nuove asset class.

Dal punto di osservazione di 130 Servicing, il trend è evidente. Come sottolinea Gianmaria Galli, Chief Legal Officer, la crescita del ricorso allo strumento a favore delle piccole e medie imprese è ormai strutturale. La cartolarizzazione, attraverso configurazioni tecniche differenti, permette di intervenire in modo mirato: dalla cessione dei crediti commerciali – le ormai consolidate operazioni di trade receivables – fino a forme più evolute di finanza diretta, come l’erogazione di finanziamenti diretti ex art. 1-ter o finanziamenti con costituzione di patrimoni separati ai sensi dell’art. 7 comma 1 lettera a.

È un passaggio rilevante perché intercetta un bisogno concreto. Le banche, per ragioni regolamentari e di assorbimento di capitale, hanno oggi margini più ristretti nell’erogazione diretta. Parallelamente, esiste un mondo di investitori – professionali e non – con appetito per strumenti strutturati ma privi della possibilità regolamentare di finanziare direttamente le imprese. La cartolarizzazione diventa quindi un ponte: consente di convogliare capitali verso le PMI mantenendo un impianto vigilato e tracciabile.

Proprio sul versante delle operazioni ex art. 7.2 si registra una dinamica particolarmente interessante. 130 Servicing, nel ruolo di master servicer, ha rilevato un incremento del 35% nel numero di operazioni nel 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato non è episodico. Conferma che il mercato immobiliare continua a essere percepito come asset class solida, capace di offrire vantaggi sia al lender sia all’imprenditore che vuole proseguire nel proprio core business, liberando risorse e diversificando il rischio.

Ma il punto non è solo quantitativo. Galli evidenzia un aspetto che apre prospettive nuove: l’art. 7.2 potrebbe già oggi essere utilizzato per cartolarizzare asset meno tradizionali come per esempio brevetti e marchi registrati. Il framework normativo attuale, pur in attesa di eventuali riforme, consente margini di esplorazione che il mercato non ha ancora pienamente sviluppato. In un contesto in cui gli stock di NPL si sono progressivamente ridotti, è naturale che gli operatori guardino a modalità differenti per sostenere la clientela e generare nuove opportunità di investimento.

Dal lato dei vantaggi, lo strumento mantiene caratteristiche che lo rendono difficilmente sostituibile: la possibilità di strutturare tranche con diversi profili di rischio/rendimento, una flessibilità ormai riconosciuta a livello internazionale e la presenza di un sistema vigilato che accompagna l’operazione sia nella fase di setup sia nel running. Questo elemento di controllo rappresenta un fattore di comfort importante anche per investitori esteri.

Accanto ai punti di forza, emergono però alcune criticità operative. La regolamentazione, irrigidita dopo la crisi del 2008, rimane in parte ancorata a un impianto prudenziale molto severo. Se da un lato questo garantisce stabilità, dall’altro rischia di risultare poco allineato a un mercato che evolve rapidamente, soprattutto quando si parla di asset class innovative.

C’è poi un tema culturale e organizzativo. Le imprese che si avvicinano per la prima volta alla cartolarizzazione si trovano a dover gestire obblighi di reportistica, set documentali complessi e vincoli contrattuali stringenti. Per un operatore strutturato sono standard consolidati; per una PMI alla prima operazione possono rappresentare una barriera iniziale. L’imprenditore abituato a una gestione più autonoma si confronta con regole precise sulla gestione dei conti e controlli che richiedono disciplina e talvolta risorse dedicate.

È qui che entra in gioco la visione più ampia richiamata anche da Raffaele Faragò. La cartolarizzazione non è solo tecnica finanziaria: è cultura di processo. Significa accettare un quadro regolato, trasparente, in cui governance e disciplina diventano parte integrante del modello di crescita. In un mercato meno bancocentrico e più aperto a capitali alternativi, la capacità di strutturare operazioni solide, digitalizzate e scalabili diventa un vantaggio competitivo.

L’evoluzione tecnologica – accelerata anche dall’integrazione con Base Digitale – si inserisce proprio in questo scenario. Processi più tracciabili, gestione dei dati più efficiente, reporting strutturato: elementi che non sono accessori, ma condizione per rendere lo strumento accessibile a platee più ampie e asset class nuove.

Il mercato delle cartolarizzazioni sta dunque attraversando una fase di transizione. Dalla gestione degli stock di crediti deteriorati a una finanza strutturata sempre più orientata al sostegno delle imprese e alla valorizzazione di asset differenti. La sfida, oggi, non è soltanto utilizzare lo strumento, ma comprenderne fino in fondo le potenzialità e governarne la complessità.

In questa rubrica continueremo ad approfondire proprio questo: dove si stanno aprendo nuovi spazi, quali sono i nodi regolamentari ancora da sciogliere e come tecnologia e cultura di mercato stiano ridisegnando l’autostrada delle cartolarizzazioni. Perché è su questo terreno che si giocherà una parte importante del futuro del credito.

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