Negli ultimi dieci anni la credit industry italiana ha attraversato una trasformazione profonda. La progressiva riduzione dei volumi di NPL, dopo la lunga stagione delle grandi dismissioni bancarie, sta ridisegnando gli equilibri del settore e spingendo operatori e investitori a guardare verso nuove opportunità di mercato.
Ormai il dato è sotto gli occhi di tutti: i volumi di NPL si sono drasticamente ridotti. Ma la credit industry non si arrende e, con spirito di adattamento e visione strategica, sta affrontando la contrazione dei crediti deteriorati non arretrando, bensì esplorando nuove opportunità, secondo la migliore tradizione imprenditoriale italiana.
Tra le prospettive che si affacciano all’orizzonte emerge con forza il tema dei crediti erariali: un bacino stimato in circa 1.300 miliardi di euro, di cui quasi 700 miliardi considerati ancora aggredibili. Un universo che il settore ritiene di poter gestire con competenza, soprattutto alla luce delle indicazioni contenute nella Legge di Bilancio, che prevede l’affidamento dei crediti degli enti in dissesto economico ad AMCO – Asset Management Company, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Trasformare un potenziale di queste dimensioni in una vera asset class non è però un automatismo. Servono regole chiare, processi efficienti e un equilibrio economico sostenibile.
Come sottolinea Marcello Annese, che modererà la tavola rotonda dedicata al tema durante il prossimo CVSpringDay:
“Un mercato funziona solo se viene messo nelle condizioni di funzionare. Non basta affidare i crediti: servono standard chiari, processi industriali e la flessibilità operativa necessaria per arrivare al risultato.”
Secondo Annese, infatti, la previsione contenuta nella Legge di Bilancio rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà necessariamente essere completato da decreti attuativi chiari e sostenibili. Per comprenderne davvero la fattibilità sarà decisivo conoscere le soglie di affidamento degli enti, nonché definire contratti ben strutturati sin dall’inizio, in grado di sostenere i processi industriali che il settore privato ha sviluppato nel tempo nella gestione dei crediti bancari.
Accanto al quadro normativo si pone poi il tema della sostenibilità economica del modello. Se il potenziale complessivo è enorme, la natura di questi crediti presenta alcune criticità operative: si tratta infatti spesso di posizioni di importo contenuto, gestibili – secondo le indicazioni attuali – esclusivamente in via stragiudiziale e senza possibilità di stralcio del capitale.
Un elemento che, secondo Annese, non può essere sottovalutato:
“Quando si limita la possibilità di utilizzare strumenti tipici della gestione industriale del credito, dobbiamo essere consapevoli che l’equilibrio economico diventa il vero nodo. Un processo industriale funziona solo se è sostenibile; altrimenti il rischio è di costruire un modello che nasce già con un limite strutturale.”
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la possibilità di rendere il recupero più incisivo attraverso strumenti amministrativi immediatamente esecutivi, come fermo amministrativo di beni mobili registrati (veicoli, natanti, aeromobili), iscrizione di ipoteca sugli immobili, esecuzione forzata su beni immobili, beni mobili e crediti (per esempio stipendio, somme disponibili sui conti correnti e depositi, ecc.). Strumenti che potrebbero incidere significativamente sulle performance di recupero, soprattutto su crediti di importo contenuto, dove la rapidità dell’azione rappresenta un fattore decisivo.
Si tratta tuttavia di un terreno delicato, che richiede memoria ed equilibrio. Il precedente di Equitalia resta infatti un passaggio storico da non ignorare: l’utilizzo massivo di strumenti coercitivi generò forti tensioni sociali e un significativo problema reputazionale.
Su questo punto Annese invita a guardare al passato per evitare di ripetere errori già commessi:
“Gli strumenti esecutivi possono rappresentare un importante vantaggio operativo, ma devono essere utilizzati con equilibrio. L’esperienza di Equitalia ci insegna che l’efficacia non può prescindere dalla sostenibilità sociale. Bisogna evitare che uno strumento operativo si trasformi in un boomerang reputazionale.”
La vera sfida sarà quindi trovare il punto di equilibrio tra efficienza e responsabilità, tra industrializzazione dei processi e attenzione al contesto sociale nel quale tali processi si inseriscono. È su questo crinale che si giocherà la credibilità del nuovo impianto.
Il tema, dunque, non è soltanto intercettare una nuova opportunità di mercato, ma comprendere se le condizioni operative consentiranno davvero al settore di esprimere quella capacità di gestione e quell’efficienza che negli anni hanno caratterizzato la gestione dei portafogli bancari.
Resta infine un passaggio decisivo per il mercato: le modalità con cui AMCO – Asset Management Company assegnerà le commesse agli operatori. Il mercato attende di conoscere i criteri di selezione degli operatori, le soglie di accesso, l’eventuale articolazione territoriale e il grado di apertura verso soggetti di dimensioni diverse.
Sarà proprio questo uno dei nodi centrali della tavola rotonda in programma al prossimo CVSpringDay del 16 aprile.
Un confronto necessario per andare oltre le indiscrezioni e capire se la gestione dei crediti erariali potrà davvero aprire una nuova stagione per la credit industry, oppure se l’accesso a questo mercato resterà limitato a pochi operatori.
Perché la domanda che oggi attraversa il settore è semplice quanto decisiva:
ci sarà davvero spazio per i servicer?
Sarà proprio questo uno dei nodi centrali della tavola rotonda in programma al prossimo CVSpringDay del 16 aprile!
Negli ultimi dieci anni la credit industry italiana ha attraversato una trasformazione profonda. La progressiva riduzione dei volumi di NPL, dopo la lunga stagione delle grandi dismissioni bancarie, sta ridisegnando gli equilibri del settore e spingendo operatori e investitori a guardare verso nuove opportunità di mercato.
Ormai il dato è sotto gli occhi di tutti: i volumi di NPL si sono drasticamente ridotti. Ma la credit industry non si arrende e, con spirito di adattamento e visione strategica, sta affrontando la contrazione dei crediti deteriorati non arretrando, bensì esplorando nuove opportunità, secondo la migliore tradizione imprenditoriale italiana.
Tra le prospettive che si affacciano all’orizzonte emerge con forza il tema dei crediti erariali: un bacino stimato in circa 1.300 miliardi di euro, di cui quasi 700 miliardi considerati ancora aggredibili. Un universo che il settore ritiene di poter gestire con competenza, soprattutto alla luce delle indicazioni contenute nella Legge di Bilancio, che prevede l’affidamento dei crediti degli enti in dissesto economico ad AMCO – Asset Management Company, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Trasformare un potenziale di queste dimensioni in una vera asset class non è però un automatismo. Servono regole chiare, processi efficienti e un equilibrio economico sostenibile.
Come sottolinea Marcello Annese, che modererà la tavola rotonda dedicata al tema durante il prossimo CVSpringDay:
“Un mercato funziona solo se viene messo nelle condizioni di funzionare. Non basta affidare i crediti: servono standard chiari, processi industriali e la flessibilità operativa necessaria per arrivare al risultato.”
Secondo Annese, infatti, la previsione contenuta nella Legge di Bilancio rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà necessariamente essere completato da decreti attuativi chiari e sostenibili. Per comprenderne davvero la fattibilità sarà decisivo conoscere le soglie di affidamento degli enti, nonché definire contratti ben strutturati sin dall’inizio, in grado di sostenere i processi industriali che il settore privato ha sviluppato nel tempo nella gestione dei crediti bancari.
Accanto al quadro normativo si pone poi il tema della sostenibilità economica del modello. Se il potenziale complessivo è enorme, la natura di questi crediti presenta alcune criticità operative: si tratta infatti spesso di posizioni di importo contenuto, gestibili – secondo le indicazioni attuali – esclusivamente in via stragiudiziale e senza possibilità di stralcio del capitale.
Un elemento che, secondo Annese, non può essere sottovalutato:
“Quando si limita la possibilità di utilizzare strumenti tipici della gestione industriale del credito, dobbiamo essere consapevoli che l’equilibrio economico diventa il vero nodo. Un processo industriale funziona solo se è sostenibile; altrimenti il rischio è di costruire un modello che nasce già con un limite strutturale.”
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la possibilità di rendere il recupero più incisivo attraverso strumenti amministrativi immediatamente esecutivi, come fermo amministrativo di beni mobili registrati (veicoli, natanti, aeromobili), iscrizione di ipoteca sugli immobili, esecuzione forzata su beni immobili, beni mobili e crediti (per esempio stipendio, somme disponibili sui conti correnti e depositi, ecc.). Strumenti che potrebbero incidere significativamente sulle performance di recupero, soprattutto su crediti di importo contenuto, dove la rapidità dell’azione rappresenta un fattore decisivo.
Si tratta tuttavia di un terreno delicato, che richiede memoria ed equilibrio. Il precedente di Equitalia resta infatti un passaggio storico da non ignorare: l’utilizzo massivo di strumenti coercitivi generò forti tensioni sociali e un significativo problema reputazionale.
Su questo punto Annese invita a guardare al passato per evitare di ripetere errori già commessi:
“Gli strumenti esecutivi possono rappresentare un importante vantaggio operativo, ma devono essere utilizzati con equilibrio. L’esperienza di Equitalia ci insegna che l’efficacia non può prescindere dalla sostenibilità sociale. Bisogna evitare che uno strumento operativo si trasformi in un boomerang reputazionale.”
La vera sfida sarà quindi trovare il punto di equilibrio tra efficienza e responsabilità, tra industrializzazione dei processi e attenzione al contesto sociale nel quale tali processi si inseriscono. È su questo crinale che si giocherà la credibilità del nuovo impianto.
Il tema, dunque, non è soltanto intercettare una nuova opportunità di mercato, ma comprendere se le condizioni operative consentiranno davvero al settore di esprimere quella capacità di gestione e quell’efficienza che negli anni hanno caratterizzato la gestione dei portafogli bancari.
Resta infine un passaggio decisivo per il mercato: le modalità con cui AMCO – Asset Management Company assegnerà le commesse agli operatori. Il mercato attende di conoscere i criteri di selezione degli operatori, le soglie di accesso, l’eventuale articolazione territoriale e il grado di apertura verso soggetti di dimensioni diverse.
Sarà proprio questo uno dei nodi centrali della tavola rotonda in programma al prossimo CVSpringDay del 16 aprile.
Un confronto necessario per andare oltre le indiscrezioni e capire se la gestione dei crediti erariali potrà davvero aprire una nuova stagione per la credit industry, oppure se l’accesso a questo mercato resterà limitato a pochi operatori.
Perché la domanda che oggi attraversa il settore è semplice quanto decisiva:
ci sarà davvero spazio per i servicer?
Sarà proprio questo uno dei nodi centrali della tavola rotonda in programma al prossimo CVSpringDay del 16 aprile!