Dalla Redazione In Evidenza Investor, servicer e debt buyer Normativa e regolamentazione NPL e crediti deteriorati

NPE Secondary Market Directive: a che punto siamo davvero in Europa

Grande successo per il il webinar “The implementation of the NPE Secondary Market Directive: insights from across Europe” promosso da Credit Village e tenutosi mercoledi 21 gennaio, che ha visto la partecipazione di oltre 300 operatori internazionali, tra advisor, investor e servicer.

Il webinar è stato il primo appuntamento creato con un respiro europeo che ha messo in comunicazione le visioni di più Stati coinvolti nel recepimento della direttiva e ha messo in fila alcune criticità che stanno emergendo in diversi Stati membri.

Un confronto chiaro e una condivisione di opinioni, con i primi risultati, che ha portato riflessioni importanti sull’esito della Secondary Market Directive, la riforma europea di cui si discute da anni e che, come è emerso più volte durante l’incontro, non riguarda un singolo mercato nazionale ma l’intero ecosistema europeo.

L’appuntamento ha visto la partecipazione di Carlos Ruiz Cabrera, Presidente di ANGECO per la Spagna, Michela De Marchi, Segretario Generale di UNIREC per l’Italia, Georg Kovacs, Presidente di AMCC per la Romania e Claus Spedtsberg, Presidente di FENCA, la federazione che riunisce le associazioni europee del settore della debt collection. Il dibattito è stato moderato da Francesco Uggenti, Director Business Development di Prelios Innovation.

Come ha sintetizzato Claus Spedtsberg , Presidente di FENCA – Federation of European National Collection Associations: “L’idea dietro la direttiva NPL era buona, ma c’è una differenza tra l’idea e l’implementazione”. Se l’obiettivo era sviluppare il mercato secondario, rendere più semplice per le banche vendere portafogli, aiutare i buyer a trovare credit servicer e costruire un framework comune europeo, la sensazione, almeno nella fotografia condivisa ieri, è che i risultati siano ancora lontani dalle attese.

Il primo dato che torna è la riduzione del numero dei servicer. E nei Paesi dove esistevano già sistemi di licenza, si è verificato in alcuni casi un effetto paradossale: deregolamentazione e doppia autorità di supervisione, con più amministrazione e meno partecipanti. Spetzberg ha sottolineato che servirebbero aggiornamenti per far funzionare meglio la direttiva rispetto a come sta andando oggi, anche perché l’implementazione è stata molto diversa da Paese a Paese.

Emblematico è il caso della Spagna, dove non si è ancora arrivati al recepimento. Secondo Carlos Ruiz Cabrera, Presidente di ANGECO, il ritardo è legato ai problemi nella coalizione di governo e alla cancellazione di alcuni progetti. Il mercato, però, resta maturo e resiliente e non risultano operazioni saltate solo per questo: piuttosto, la mancanza di un perimetro chiaro produce un effetto concreto sull’operatività, perché senza regole definitive è difficile investire in processi, IT e reporting. Il risultato è un mercato che procede con cautela, anche sul pricing, e con un livello di incertezza che pesa sia all’esterno (percezione di rischio regolatorio) sia all’interno (progetti di implementazione “congelati”). Il punto, come è stato detto, non sembra essere se la direttiva verrà recepita, ma quando: e in questo tempo “guadagnato” l’obiettivo è non ripetere gli errori visti altrove.

Georg Kovacs, Presidente di AMCC – Asociația de Management al Creanțelor Comerciale, ha portato invece la prospettiva della Romania, dove il mercato è già molto regolato dal post-crisi e dove l’autorità di protezione dei consumatori ha un ruolo particolarmente forte. La sua lettura è netta: la nuova direttiva non ha reso il mercato più semplice e ha aggiunto ulteriore amministrazione; le sfide per nuovi investitori, inoltre, sono anche legate a un contesto in cui i grandi portafogli sono già stati venduti, i prezzi sono alti e la competizione è intensa.

Per l’Italia, il confronto è stato affidato a Michela De Marchi, Segretario Generale di UNIREC, che ha ricondotto la discussione a un elemento strutturale: la credit industry nazionale era già fortemente sviluppata e la proposta europea è nata in una fase in cui i volumi NPL erano molto elevati, ma è entrata in vigore quando – almeno nel mercato italiano – quei volumi si erano già significativamente ridotti. Se a questo si sommano i costi elevati per ottenere la nuova licenza, diventa più chiaro perché, come emerso nel dibattito, l’investimento non sia percepito come giustificabile da molti operatori, soprattutto in un mercato considerato già “saturo”.

Spedtsberg ha poi richiamato anche il caso tedesco: su 434 operatori rappresentati dall’associazione di settore, solo circa 30 hanno presentato domanda per la nuova licenza prevista dalla direttiva. Un dato che fotografa con chiarezza l’impatto della riforma in un Paese che già disponeva di un regime autorizzativo. Il passaggio a una diversa autorità di supervisione e il cambio dei requisiti al momento della cessione del portafoglio hanno aumentato la complessità operativa, con il rischio concreto di una contrazione del mercato, più che di un suo ampliamento.

Il confronto di ieri ha mostrato come sulla Secondary Market Directive il dibattito sia tutt’altro che chiuso. Molto si è discusso, e si continuerà a discutere, degli effetti reali della direttiva sui diversi mercati nazionali, tra obiettivi di armonizzazione, costi regolatori e impatti operativi. La sensazione condivisa è che il percorso sia ancora in evoluzione e che i prossimi mesi saranno decisivi per capire se e come la SMD riuscirà davvero a sostenere lo sviluppo del mercato secondario, anziché limitarlo.

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