Banche e Imprese Dalla Redazione ESG

“Adeguati assetti organizzativi” e “Corporate Intelligence” per prevenire e governare i segnali di crisi aziendale

La crisi che attraversa oggi l’economia reale non è una delle consuete fasi cicliche a cui il sistema produttivo è abituato. Si tratta di un contesto segnato da instabilità geopolitica, inflazione strutturale, aumento del costo del denaro e delle materie prime,  fragilità delle catene di fornitura e nuove pressioni regolatorie.

In tale scenario, l’impresa si trova ad affrontare un mosaico di rischi endogeni e esogeni, spesso interconnessi che mettono in discussione la sostenibilità stessa dei modelli di business tradizionali.
La corporate intelligence costituisce il “sistema informativo” degli adeguati assetti organizzativi delineati dall’art 3 del Codice della Crisi d’Impresa e Insolvenza- CCII in quanto fornisce dati e segnali per la diagnosi precoce della crisi sin dalle prime fasi di incubazione.
Non è un’attività ancillare di supporto, ma un vero e proprio strumento di governo aziendale: consente di raccogliere, analizzare e interpretare informazioni complesse per supportare il management nelle scelte fondamentali.

L’intelligence amplia l’orizzonte degli early warnings, integrando rischi esterni (geopolitici, reputazionali, ESG) con i tradizionali indicatori interni di crisi.

La differenza, rispetto a una semplice attività informativa settoriale, consta nella capacità di trasformare le singole analisi in una conoscenza olistica dell’impresa.
In una fase storica segnata da incertezza, la corporate intelligence diventa un fattore di resilienza: consente alle imprese non solo di reagire, ma di anticipare i mutamenti, mitigando l’esposizione a rischi e cogliendo opportunità che altrimenti rimarrebbero invisibili.

Quali sono i principali rischi che rafforzano l’esigenza di intelligence?

Il presente articolo intende evidenziare la varietà e la complessità dei rischi che oggi gravano sulle imprese. Alcuni di essi  meritano una particolare attenzione per comprendere perché la corporate intelligence sia oggi imprescindibile per evitare conseguenze irreversibili.

A seguito i principali ambiti di profilazione del rischio.

  • Rischi strategici e di mercato

I mercati settoriali sono ciclici e fortemente dipendenti dall’andamento macroeconomico, dai tassi di interesse, dal prezzo dell’energia,  dalle politiche fiscali, dallo sviluppo tecnologico e dai comportamenti dei consumatori.  Una congiuntura negativa, l’incapacità di intercettare i nuovi orientamenti della domanda, la perdita di competitività, la perdita della fiducia di clienti, partner, stakeholders comporta inevitabilmente l’uscita dal mercato.

  • Rischi geopolitici e commerciali internazionali

La crescente interconnessione dei mercati espone le imprese a un quadro geopolitico e normativo in costante mutamento. Guerre commerciali, embarghi, dazi doganali, sanzioni economiche, terrorismo, conflitti armati e catastrofi naturali possono compromettere catene di fornitura, flussi logistici e contratti internazionali.
L’instabilità politica o finanziaria di determinate aree geografiche incide direttamente sulla sicurezza degli investimenti e sull’affidabilità delle controparti locali.
In tale contesto, l’approccio di intelligence rappresenta uno strumento essenziale: si focalizza sull’analisi preventiva del rischio sovrano, la valutazione dei trend macroeconomici e geopolitici, la mappatura delle esposizioni commerciali e la definizione di strategie di mitigazione (diversificazione dei mercati, revisione delle clausole contrattuali, coperture assicurative, etc.).
Un approccio proattivo alla geopolitica d’impresa è oggi un prerequisito di resilienza strategica.

  • Rischi operativi e di commessa

Nei progetti complessi a elevato contenuto tecnico e finanziario, la gestione del rischio operativo costituisce un fattore salvifico.
Ritardi esecutivi, varianti progettuali, extracosti non previsti, solidarietà passiva contributiva,  inefficienze nella supply chain o nella gestione dei subappaltatori possono generare una deriva economica della commessa e impatti diretti su margini e liquidità. L’adozione di un framework di risk management integrato, che preveda analisi preventiva dei rischi, monitoraggio continuo degli indicatori di performance e sistemi di early warning, consente di anticipare deviazioni rispetto al budget e preservare la profittabilità complessiva del progetto.
In assenza di tale impostazione, la commessa tende a trasformarsi da opportunità di crescita a fattore di erosione del valore aziendale.

  • Rischi di supply chain

La catena di approvvigionamento rappresenta una delle aree più vulnerabili della moderna impresa globale. L’aumento della volatilità dei prezzi delle materie prime, la scarsità di componenti fondamentali, i colli di bottiglia logistici o doganali, e l’insolvenza di fornitori strategici possono bloccare la catena di fornitura e compromettere gli obiettivi produttivi.
Non solo, diventa indispensabile assumere Modelli Organizzativi “robusti” con un focus particolarmente attento a prevenire la responsabilità amministrativa dell’ente per reati penali lucrogenetici che hanno effetti esiziali anche sull’immagine reputazionale. Ne sono testimonianza le grandi multinazionali della moda e dei trasporti assoggettate ad amministrazione giudiziaria ex art 34 del Codice antimafia per il reato di caporalato.

Un efficace sistema di supplier intelligence, basato su monitoraggio OSINT, audit periodici, scoring di affidabilità e indicatori di rischio ESG, permette di individuare tempestivamente criticità emergenti e di attuare strategie di mitigazione (diversificazione, piani di continuità, revisione contrattuale ).

  • Rischi finanziari

Il rischio finanziario si manifesta su più dimensioni:

  • Rischio di credito, legato alla solvibilità dei clienti e alla puntualità dei pagamenti;
  • Rischio di liquidità, connesso alla capacità dell’impresa generare flussi di cassa e di far fronte alle proprie obbligazioni a breve termine;
  • Rischio di mercato, relativo alle oscillazioni dei tassi di interesse, dei cambi e dei prezzi delle materie prime;
  • Rischio di covenant, derivante dal mancato rispetto delle clausole contrattuali imposte dal sistema bancario o dagli investitori istituzionali.

L’implementazione di un sistema di financial intelligence, fondato su analisi predittiva e indicatori di early warning, consente di anticipare tensioni finanziarie e simulare scenari di stress economico.
La mancanza di tali strumenti espone l’impresa a crisi di liquidità improvvise e, nei casi più gravi, a situazioni di default operativo o reputazionale.

  • Rischi ESG e reputazionali

Il nuovo contesto normativo europeo – articolato attorno alla Direttiva CSRD, alla CSDDD e agli ESRS – impone alle imprese un approccio strutturato alla sostenibilità, intesa come responsabilità ambientale, sociale e di governance.
La mancata conformità ai requisiti ESG o episodi di non compliance (corruzione, discriminazioni, violazioni ambientali, pratiche commerciali scorrette) possono tradursi in sanzioni amministrative, esclusione da appalti pubblici, perdita di finanziamenti agevolati e gravi danni reputazionali.
Poiché la reputazione costituisce oggi un asset intangibile di primaria importanza, la prevenzione del rischio ESG deve fondarsi su un sistema di due diligence continuativa, sulla verifica dei comportamenti dei partner e sull’adozione di codici etici e policy di trasparenza verificabili.
In tal senso, la corporate intelligence svolge un ruolo determinante nel garantire coerenza tra valori dichiarati e condotte effettive lungo tutta la catena del valore.

L’intelligence come leva di resilienza

La corporate intelligence si pone dunque come strumento trasversale capace di incidere su più dimensioni della gestione aziendale:
– Anticipazione delle vulnerabilità: analisi predittiva dei rischi macroeconomici, settoriali e geopolitici.
– Due diligence e valutazione partner: verifica di clienti, fornitori e partner commerciali con criteri ESG e compliance.
– Tutela del valore aziendale: monitoraggio reputazionale e prevenzione di illeciti (D.lgs. 231/2001, 231/2007, 159/2011).
– Supporto agli investimenti: scenari prospettici basati su dati strutturati e validati.
– Innovazione protetta: analisi dei rischi legati a open innovation, gestione del know-how e protezione degli asset immateriali.

Dal rischio all’opportunità

La grande sfida per le imprese non è soltanto difendersi dalla crisi, ma trasformare il rischio in opportunità.

Le aziende che adottano modelli di corporate intelligence riescono a riorientare le strategie commerciali verso mercati meno esposti, a diversificare la base di fornitori e mitigare la dipendenza economica, a rafforzare la propria immagine come soggetti affidabili e sostenibili agli occhi di investitori e stakeholder, anticipando le mosse dei competitor e trasformando l’informazione in vantaggio competitivo.

La corporate intelligence non è solo uno strumento di prevenzione e mitigazione delle vulnerabilità, ma è una leva di sopravvivenza e di crescita, capace di trasformare i rischi in decisioni consapevoli e le crisi in opportunità di rinnovamento.

 

 

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