NPL e crediti deteriorati Scelti per voi

La proposta di Urso rischia di rovinare il mercato degli Npl. Populismo anti mercato

Il modello di salvataggio degli istituti di credito, considerato a livello europeo virtuoso, rischia di essere messo in discussione da un disegno di legge del governo Meloni e sostenuto dal ministro delle Imprese.

Chiunque abbia avuto a che fare con le crisi bancarie italiane sa che un ruolo fondamentale per la loro efficace gestione è stato svolto dal mercato dei crediti deteriorati che si è sviluppato negli ultimi dieci anni. Mercato che vale circa 300 miliardi di euro, secondo le ultime rilevazioni, pari grosso modo alla zavorra di sofferenze di cui le banche del paese si sono liberate tornando in buona salute.

La precondizione per salvare un istituto di credito sull’orlo di un crac è stata, infatti, quella di ripulire i bilanci dai crediti cattivi grazie al fatto che ci sono operatori disponibili ad acquistarli.

Così è andata per Mps, per Carige e così è stato anche per le venete e le quattro dell’Italia centrale poste in risoluzione. Ebbene, quello che viene considerato anche a livello europeo un modello virtuoso rischia di essere messo in discussione da un disegno di legge del governo Meloni che, almeno sulla carta, vorrebbe andare incontro a famiglie e imprese che stanno soffrendo il caro tassi. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha affermato di sostenere questa proposta di legge, che è anche un vecchio cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia, perché “servirà a liberare dalla schiavitù del debito più di un milione di persone con conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del paese”.

I contenuti della proposta (si è parlato anche di una decretazione d’urgenza) non sono noti nei dettagli, ma da ciò che è emerso si prevede di dare la possibilità ai debitori – il cui debito classificato come deteriorato è stato ceduto a terzi – di poterlo estinguere riacquistandolo a prezzi scontati.

Esperti della materia come l’avvocato Norman Pepe dello studio legale Ils di Milano vedono in questa proposta la potenziale distruzione del mercato degli Npl a causa del crollo dei prezzi che automaticamente si verificherebbe, con conseguente fuga degli investitori. In un articolo tecnico ma illuminante pubblicato su un sito finanziario specializzato, Pepe spiega che il governo dovrebbe guardare al mercato degli Npl come a una “infrastruttura strategica” per il paese poiché questo è in grado di assorbire masse rilevanti di crediti deteriorati che il sistema bancario potrebbe produrre in futuro nei periodi di recessione economica.

Al contrario, mettere a repentaglio questo meccanismo alienandosi il supporto degli investitori (soprattutto quelli istituzionali) con leggi retroattive per perseguire vantaggi incerti per un numero potenzialmente limitato di soggetti, potrebbe essere un prezzo salatissimo da fare pagare al sistema Italia, sostiene Pepe.

Più in generale, il disegno di legge caldeggiato da Urso e che sintetizza le varie precedenti proposte avanzate dal suo partito, si presenta come una scelta che rischia di rivelarsi un boomerang anche peggiore della tassa sugli extra profitti bancari, come spiega al Foglio l’economista Lorenzo Codogno, secondo il quale “nonostante gli sforzi per fondere il populismo di destra con una posizione pragmatica e responsabile, riforme favorevoli al mercato non fanno parte del Dna del governo italiano”. Anche secondo Codogno introdurre nuove regole sul mercato delle esposizioni deteriorate, offrendo di fatto ai mutuatari in difficoltà un’opzione gratuita per riacquistare i propri debiti avrebbe l’effetto di allontanare gli investitori “e probabilmente ucciderebbe il mercato con il paradosso che il primo soggetto a essere colpito sarebbe Amco, la società di asset management che fa capo al Mef”.

In effetti, Amco è intervenuta in numerose crisi bancarie acquistando le sofferenze e consentendo la cessione sul mercato della “good bank”, e oggi annovera circa 40 miliardi di asset in gestione. Un modello di business discutibile, secondo alcuni, perché in concorrenza con i privati che non possono contare sulle spalle forti del Mef, ma che comunque ha funzionato. “Il tentativo del governo Meloni di mettere insieme populismo e pragmatismo pro-mercato sta implodendo – dice Codogno -. Da quando il primo ministro è entrato in carica, lo ha fatto cercando di prendere le distanze dalle sue radici post-fasciste, presentando il governo italiano, finora con successo, come amministrazione pragmatica di centrodestra tradizionale almeno su due fronti: politica estera ed economia. Tuttavia, la mancanza di competenza in materia economica e la necessità di mantenere il sostegno popolare hanno portato ad alcuni errori. Ho già evidenziato il danno causato dall’imposta straordinaria sulle banche, che fornirà entrate modeste agli italiani a corto di liquidità finanze, ma probabilmente questa proposta è anche peggiore”.

Fonte: ilfoglio.it