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Intesa accelera su Ubi Antitrust a fine luglio ma l’Ops può partire

L’audizione di ieri all’Antitrust ha chiuso la fase istruttoria sulla fusione proposta da Intesa Sanpaolo a Ubi. Erano presenti diversi legali di rilievo, e alti dirigenti delle due parti bancarie, oltre che delle concorrenti Bper, Unicredit, Cattolica e della Fondazione Banca del Monte di Lombardia. Nessuno apre bocca, per rispetto del collegio dell’authority della concorrenza, che ora si riunirà per decidere, e difficilmente lo farà prima della seconda metà di luglio. Tuttavia, filtra dalle retrovie che le tre ore di incontri svolti alla sede di Roma, dove tutte le parti hanno depositato le proprie posizioni e fatto considerazioni sull’operazione, si possano rubricare come un punto a favore della banca offerente.
Inizialmente era emerso che gli uffici dell’Antitrust avevano rigettato i rimedi presentati da Intesa Sanpaolo per mitigare la concentrazione, che porterebbe la banca offerente dal 20 al 23% circa delle quote del mercato italiano: e che erano stati fissati in 4-500 filiali del polo unito con Ubi da vendere a Bper, con cessione a Unipol delle relative attività bancassicurative. Così lunedì Intesa Sanpaolo ha alzato a 532 il pacchetto di filiali da cedere alla rivale Bper (che tra l’altro ieri ha concluso la cartolarizzazione “Spring”, cessione di crediti in sofferenza per un valore lordo contabile di 1,2 miliardi di euro). Il nuovo oggetto del contratto con gli emiliani sarebbe stato poi meglio definito in certe aree più critiche del Paese. Dai toni uditi ieri da alcune fonti all’authority, sembra che tale misura possa incontrare il placet finale del collegio a tre presieduto da Roberto Rustichelli, a parte possibili varianti tecnico-legali che comunque non riguarderebbero il numero di agenzie da cedere.
Se l’orientamento del garante per la concorrenza sarà favorevole, fatte salve le cessioni di quei 26 miliardi di crediti netti, lo si saprà solo dopo il parere non vincolante che l’Antitrust chiederà presto all’Ivass sulla concentrazione bancassicurativa, e le successive deliberazioni: comunque in una data stimata tra metà e il 27 di luglio. Tuttavia Intesa Sanpaolo, anche in virtù del clima più disteso respirato ieri, parrebbe determinata a cercare di avviare l’offerta di scambio in Borsa verso l’inizio di luglio, per chiuderla prima di agosto, purché soggetta al nulla osta Antitrust. Perché ciò accada, serve prima l’ok di Consob al prospetto d’offerta, atteso per lunedì 22, e serve che il cda di Ubi si esprima sull’offerta, che prevede lo scambio di 1,7 azioni Intesa Sanpaolo per ogni titolo dei rivali. La normativa dà tempo al cda al massimo cinque giorni dall’uscita del prospetto. Quindi la valutazione dei consiglieri di Ubi (che si prevede negativa, come già emerso nelle passate settimane e in sintonia con il patto Car che controlla un quinto del capitale della banca) dovrà uscire entro sabato 27. A quel punto, e anche in base al dialogo già aperto tra la banca offerente, Consob e Borsa Italiana, si potrà capire se l’Ops potrà partire lunedì 29 giugno, ovvero più avanti.
Fonte: Repubblica

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