Intervista a Luca Grimaldi, CEO Fraktorec
Guardando agli ultimi dieci anni, come ha visto evolvere la credit industry in termini di modelli operativi, aspettative dei committenti, ruolo della tecnologia e centralità delle persone? C’è un cambiamento che più di altri ha inciso sul modo di fare impresa nel settore?
L.G. Negli ultimi dieci anni la credit industry ha attraversato una trasformazione profonda, che ha toccato modelli operativi, aspettative dei committenti e modalità di relazione con il debitore. I modelli di gestione si sono progressivamente allontanati da logiche standardizzate, per diventare più flessibili e specializzati, costruiti sulle caratteristiche dei portafogli e sui profili delle singole posizioni. Parallelamente sono cambiate anche le richieste dei committenti per i quali oggi non basta più la sola performance economica, ma si chiede una gestione del credito che tenga insieme compliance, tutela reputazionale e qualità del rapporto con il cliente finale, perché il recupero crediti è sempre più percepito come un’estensione diretta del brand. La tecnologia ha avuto senza dubbio un ruolo centrale in questa evoluzione. Ha migliorato l’efficienza, il controllo dei processi e la capacità di analisi dei dati, diventando un fattore indispensabile. Ma l’esperienza sul campo dimostra che la tecnologia da sola non basta: il vero valore nasce dall’equilibrio tra strumenti digitali e competenze umane. In questo contesto, è emersa con più forza la centralità delle persone. Empatia, capacità di ascolto, professionalità e problem solving restano elementi decisivi nella gestione del credito, soprattutto nelle attività a maggiore contatto con il debitore. La differenza, oggi come dieci anni fa, la fanno operatori formati, capaci di comprendere chi hanno dall’altra parte e di gestire la relazione in modo efficace e sostenibile, senza confondere l’ascolto con l’accondiscendenza. Se c’è un cambiamento che più di altri ha inciso sul modo di fare impresa nel settore, è proprio la consapevolezza che risultati, responsabilità ed etica non sono più dimensioni separate, ma parti integrate di un unico modello operativo.
Faktorec compie quest’anno 10 anni di attività, per cui nasce e cresce proprio all’interno di questa fase di profonda trasformazione del settore. Quanto il contesto di mercato ha influenzato il vostro modo di strutturarvi fin dall’inizio?
L.G. Quando siamo partiti eravamo in pochi, in spazi stretti, con la sola voglia di far decollare l’attività e arrivare a fine mese. Quella “fame” ci ha portato a muoverci in modo rapido e flessibile, assecondando un mercato che correva veloce e imponendo fin da subito un’impostazione molto concreta con processi chiari, attenzione alla qualità e capacità di dare risultati misurabili. Avevamo le competenze ma soprattutto la determinazione di trasformarle in affidabilità, giorno dopo giorno.
Nel tempo avete costruito un modello organizzativo molto centrato sulle persone, con un team prevalentemente femminile e una forte condivisione dei processi decisionali. In che modo questo approccio si è rivelato un vantaggio competitivo oggi?
L.G. Siamo cresciuti mettendo le persone al centro. Forse il coinvolgimento di tutto il team nei processi decisionali è più facile quando un’azienda è piccola, ma credo sia stato questo il nostro punto forte. Fermarsi, confrontarsi, ascoltare chi vive ogni giorno l’operatività crea responsabilità diffusa e qualità. Il fatto che il gruppo sia prevalentemente femminile non è mai stata una scelta ma frutto di relazioni, di fiducia reciproca e di un modo condiviso di affrontare il lavoro.
Agli inizi alcuni professionisti e partner hanno creduto in Faktorec quando era ancora una realtà emergente. In un settore come questo, quanto conta oggi la reputazione e la capacità di costruire relazioni di lungo periodo?
L.G. All’inizio non c’erano numeri o uno storico a parlare per noi. C’era la volontà di mettersi in gioco in prima persona, di presentarsi, spiegare il progetto e chiedere una possibilità. Alcuni professionisti hanno scelto di fidarsi quando eravamo una realtà emergente, senza garanzie, ed è qualcosa che non abbiamo mai dimenticato. Credo che in questo settore la reputazione si costruisca con coerenza, rispetto degli impegni e relazioni coltivate nel tempo. È un capitale che cresce lentamente, ma che poi fa la differenza.
Anche il quadro regolatorio ha inciso profondamente sull’evoluzione del settore. Guardando al futuro, la licenza 114 TUB sarà secondo lei un passaggio obbligato per tutti o resterà una scelta strategica legata a specifici modelli di business?
L.G. La licenza 114 TUB è un passaggio rilevante, ma difficilmente diventerà un obbligo indistinto per tutti. Credo che resterà una scelta strategica, legata al modello di business, al posizionamento e al ruolo che ciascun operatore intende avere nella filiera del credito. Per alcune realtà sarà un’evoluzione naturale, per altre sarà più coerente operare con assetti diversi, purché solidi, trasparenti e pienamente compliant.
Dopo una fase di forte sperimentazione, oggi si parla sempre più di utilizzo maturo dell’Intelligenza Artificiale. Nella credit industry dove vede il vero valore dell’AI?
L.G. Faktorec ha sempre prestato grande attenzione all’evoluzione tecnologica, cercando di restare in primo piano su questi temi. Nella credit industry il vero valore dell’Intelligenza Artificiale non sta nella sostituzione delle persone, ma nel supporto alle decisioni. L’AI consente una lettura più evoluta dei dati, una migliore segmentazione dei portafogli e strategie operative più efficaci. Utilizzata in modo maturo, aumenta efficienza e controllo dei processi, lasciando alle persone la gestione degli aspetti relazionali e decisionali più delicati.
In un settore sempre più complesso, tra compliance, tecnologia e investimenti, pensa che la crescita passerà inevitabilmente anche da aggregazioni tra operatori?
L.G. È un passaggio in parte naturale. L’aumento degli investimenti richiesti in termini di compliance, tecnologia e competenze rende sempre più complesso sostenere modelli troppo frammentati. Ma le aggregazioni hanno senso solo se fondate su una reale coerenza strategica e culturale. Il valore non sta nella dimensione in sé, bensì nella capacità di integrare competenze, modelli organizzativi e visione industriale per costruire strutture solide e sostenibili nel tempo.
Guardando ai prossimi 10 anni, come si posiziona Faktorec tra indipendenza e sviluppo? Tra nuove certificazioni, investimenti tecnologici, tirocini universitari e il progetto di una nuova sede, qual è la sfida più importante per lei nei prossimi anni: crescere di più o crescere meglio?
L.G. Guardiamo ai prossimi dieci anni puntando a crescere mantenendo indipendenza e coerenza con il modello costruito fin dall’inizio. Certificazioni e investimenti tecnologici sono necessari, ma oggi la vera sfida riguarda le competenze. Nel settore mancano professionalità formate e percorsi strutturati. Per questo sta nascendo una collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre per offrire tirocini agli studenti in modo che possano toccare con mano questo mondo. Crescere, per noi, significa investire nelle persone.
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Intervista a Luca Grimaldi, CEO Fraktorec
Guardando agli ultimi dieci anni, come ha visto evolvere la credit industry in termini di modelli operativi, aspettative dei committenti, ruolo della tecnologia e centralità delle persone? C’è un cambiamento che più di altri ha inciso sul modo di fare impresa nel settore?
L.G. Negli ultimi dieci anni la credit industry ha attraversato una trasformazione profonda, che ha toccato modelli operativi, aspettative dei committenti e modalità di relazione con il debitore. I modelli di gestione si sono progressivamente allontanati da logiche standardizzate, per diventare più flessibili e specializzati, costruiti sulle caratteristiche dei portafogli e sui profili delle singole posizioni. Parallelamente sono cambiate anche le richieste dei committenti per i quali oggi non basta più la sola performance economica, ma si chiede una gestione del credito che tenga insieme compliance, tutela reputazionale e qualità del rapporto con il cliente finale, perché il recupero crediti è sempre più percepito come un’estensione diretta del brand. La tecnologia ha avuto senza dubbio un ruolo centrale in questa evoluzione. Ha migliorato l’efficienza, il controllo dei processi e la capacità di analisi dei dati, diventando un fattore indispensabile. Ma l’esperienza sul campo dimostra che la tecnologia da sola non basta: il vero valore nasce dall’equilibrio tra strumenti digitali e competenze umane. In questo contesto, è emersa con più forza la centralità delle persone. Empatia, capacità di ascolto, professionalità e problem solving restano elementi decisivi nella gestione del credito, soprattutto nelle attività a maggiore contatto con il debitore. La differenza, oggi come dieci anni fa, la fanno operatori formati, capaci di comprendere chi hanno dall’altra parte e di gestire la relazione in modo efficace e sostenibile, senza confondere l’ascolto con l’accondiscendenza. Se c’è un cambiamento che più di altri ha inciso sul modo di fare impresa nel settore, è proprio la consapevolezza che risultati, responsabilità ed etica non sono più dimensioni separate, ma parti integrate di un unico modello operativo.
Faktorec compie quest’anno 10 anni di attività, per cui nasce e cresce proprio all’interno di questa fase di profonda trasformazione del settore. Quanto il contesto di mercato ha influenzato il vostro modo di strutturarvi fin dall’inizio?
L.G. Quando siamo partiti eravamo in pochi, in spazi stretti, con la sola voglia di far decollare l’attività e arrivare a fine mese. Quella “fame” ci ha portato a muoverci in modo rapido e flessibile, assecondando un mercato che correva veloce e imponendo fin da subito un’impostazione molto concreta con processi chiari, attenzione alla qualità e capacità di dare risultati misurabili. Avevamo le competenze ma soprattutto la determinazione di trasformarle in affidabilità, giorno dopo giorno.
Nel tempo avete costruito un modello organizzativo molto centrato sulle persone, con un team prevalentemente femminile e una forte condivisione dei processi decisionali. In che modo questo approccio si è rivelato un vantaggio competitivo oggi?
L.G. Siamo cresciuti mettendo le persone al centro. Forse il coinvolgimento di tutto il team nei processi decisionali è più facile quando un’azienda è piccola, ma credo sia stato questo il nostro punto forte. Fermarsi, confrontarsi, ascoltare chi vive ogni giorno l’operatività crea responsabilità diffusa e qualità. Il fatto che il gruppo sia prevalentemente femminile non è mai stata una scelta ma frutto di relazioni, di fiducia reciproca e di un modo condiviso di affrontare il lavoro.
Agli inizi alcuni professionisti e partner hanno creduto in Faktorec quando era ancora una realtà emergente. In un settore come questo, quanto conta oggi la reputazione e la capacità di costruire relazioni di lungo periodo?
L.G. All’inizio non c’erano numeri o uno storico a parlare per noi. C’era la volontà di mettersi in gioco in prima persona, di presentarsi, spiegare il progetto e chiedere una possibilità. Alcuni professionisti hanno scelto di fidarsi quando eravamo una realtà emergente, senza garanzie, ed è qualcosa che non abbiamo mai dimenticato. Credo che in questo settore la reputazione si costruisca con coerenza, rispetto degli impegni e relazioni coltivate nel tempo. È un capitale che cresce lentamente, ma che poi fa la differenza.
Anche il quadro regolatorio ha inciso profondamente sull’evoluzione del settore. Guardando al futuro, la licenza 114 TUB sarà secondo lei un passaggio obbligato per tutti o resterà una scelta strategica legata a specifici modelli di business?
L.G. La licenza 114 TUB è un passaggio rilevante, ma difficilmente diventerà un obbligo indistinto per tutti. Credo che resterà una scelta strategica, legata al modello di business, al posizionamento e al ruolo che ciascun operatore intende avere nella filiera del credito. Per alcune realtà sarà un’evoluzione naturale, per altre sarà più coerente operare con assetti diversi, purché solidi, trasparenti e pienamente compliant.
Dopo una fase di forte sperimentazione, oggi si parla sempre più di utilizzo maturo dell’Intelligenza Artificiale. Nella credit industry dove vede il vero valore dell’AI?
L.G. Faktorec ha sempre prestato grande attenzione all’evoluzione tecnologica, cercando di restare in primo piano su questi temi. Nella credit industry il vero valore dell’Intelligenza Artificiale non sta nella sostituzione delle persone, ma nel supporto alle decisioni. L’AI consente una lettura più evoluta dei dati, una migliore segmentazione dei portafogli e strategie operative più efficaci. Utilizzata in modo maturo, aumenta efficienza e controllo dei processi, lasciando alle persone la gestione degli aspetti relazionali e decisionali più delicati.
In un settore sempre più complesso, tra compliance, tecnologia e investimenti, pensa che la crescita passerà inevitabilmente anche da aggregazioni tra operatori?
L.G. È un passaggio in parte naturale. L’aumento degli investimenti richiesti in termini di compliance, tecnologia e competenze rende sempre più complesso sostenere modelli troppo frammentati. Ma le aggregazioni hanno senso solo se fondate su una reale coerenza strategica e culturale. Il valore non sta nella dimensione in sé, bensì nella capacità di integrare competenze, modelli organizzativi e visione industriale per costruire strutture solide e sostenibili nel tempo.
Guardando ai prossimi 10 anni, come si posiziona Faktorec tra indipendenza e sviluppo? Tra nuove certificazioni, investimenti tecnologici, tirocini universitari e il progetto di una nuova sede, qual è la sfida più importante per lei nei prossimi anni: crescere di più o crescere meglio?
L.G. Guardiamo ai prossimi dieci anni puntando a crescere mantenendo indipendenza e coerenza con il modello costruito fin dall’inizio. Certificazioni e investimenti tecnologici sono necessari, ma oggi la vera sfida riguarda le competenze. Nel settore mancano professionalità formate e percorsi strutturati. Per questo sta nascendo una collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre per offrire tirocini agli studenti in modo che possano toccare con mano questo mondo. Crescere, per noi, significa investire nelle persone.
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