Credito e consumatori Dalla Redazione Fintech In Evidenza NPL e crediti deteriorati

NPL, il mercato primario è finito? Le domande aperte sul secondario al centro della tavola rotonda del CV Spring Day

Il mercato degli NPL in Italia non è più quello degli anni in cui le grandi cessioni alimentavano con continuità il comparto. Dopo la fase più intensa, quella tra il 2015 e il 2017, i volumi si sono progressivamente ridotti e oggi il quadro è molto diverso: l’NPL ratio si mantiene su livelli decisamente più contenuti e il mercato primario, per come lo abbiamo conosciuto in passato, ha perso centralità.

È proprio da qui che partirà la tavola rotonda moderata da Giuseppe Cavallaro, Adjunct Faculty Member Luiss Business School e Of Counsel Fedele&Partners, che al prossimo CV Spring Day proverà a mettere a fuoco una delle domande più interessanti per gli operatori: il mercato primario è davvero finito?

Secondo Cavallaro, il punto non è tanto decretare la scomparsa del primario, quanto prendere atto di un cambiamento strutturale. “Non possiamo più dire che esiste un mercato NPL primario come quello di qualche anno fa – osserva – oggi siamo di fronte a un mercato maturo, con volumi molto più contenuti rispetto al passato”.

Se il primario si è ridimensionato, è invece il secondario ad aver assunto un peso crescente, anche perché proprio le operazioni concluse negli anni precedenti stanno continuando a generare nuova attività, con portafogli riorganizzati e rimessi sul mercato.

Il tema, però, è capire se il secondario conviene davvero. Qui non si parla di portafogli nuovi, ma di crediti spesso molto datati, già lavorati e quindi più complessi da gestire. La marginalità dipende da un equilibrio preciso tra prezzo di acquisto, costi di gestione e tempi di incasso. “Il punto non è comprare un portafoglio, ma capire cosa si sta comprando – sottolinea Cavallaro – se non si selezionano bene le posizioni, il rischio è quello di portarsi in casa masse difficilmente recuperabili”.

In questo scenario, la difficoltà non è solo operativa, ma anche strategica. Il secondario richiede capacità di lettura immediata del portafoglio e una forte specializzazione. È qui che si gioca gran parte del risultato.

L’onboarding diventa quindi il vero snodo dell’intero processo. Segmentare, individuare le posizioni più promettenti, distinguere i cluster e i territori più performanti: tutto si decide nella fase iniziale.

Ed è proprio su questo punto che si inserisce il tema dell’intelligenza artificiale, sempre più centrale nel dibattito di settore. Per Cavallaro, il suo ruolo è chiaro ma va ridimensionato rispetto a certe aspettative. “L’intelligenza artificiale può aiutare molto nella fase di onboarding, nel capire dove intervenire e come segmentare un portafoglio – spiega – ma non sostituisce l’attività operativa”.

Il limite è evidente: l’AI può supportare la previsione, ma non può trasformarla automaticamente in risultato. “Può dirti dove recuperi di più, ma poi qualcuno deve andare a bussare alla porta del creditore e questo l’AI non potrà mai farlo”, osserva. Senza una struttura organizzativa adeguata e competenze specifiche, anche la migliore analisi rischia di rimanere teorica.

Da qui le domande che guideranno il confronto: il mercato primario ha ancora spazio oppure il secondario è ormai diventato la principale fonte di approvvigionamento? E ancora, su portafogli sempre più datati, quali margini esistono davvero? Infine, l’AI può fare la differenza o resta uno strumento efficace solo se inserito in un processo ben strutturato?

A questi interrogativi cercherà di dare risposta la tavola rotonda in programma il 16 aprile a Milano nell’ambito del 12° CvSpringDay, moderata da Giuseppe Cavallaro, con la partecipazione di J.P. Morgan, Cherry Bank, Callmia, Hoist Finance Italia e Guber Banca.

Ci vediamo il 16 aprile a Palazzo Mezzanotte!