Credito e consumatori Dalla Redazione Utilities

Rincari energetici e tensioni geopolitiche: quale impatto sulla gestione del credito

Le tensioni in Medio Oriente riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici e delle possibili ricadute sui prezzi di gas ed energia. Anche se gli sviluppi del conflitto sono ancora in evoluzione, i mercati hanno già reagito con i primi movimenti al rialzo delle quotazioni energetiche, segnale di quanto la situazione geopolitica continui a influenzare direttamente gli equilibri economici globali.

Uno scenario che ricorda inevitabilmente quanto accaduto nel 2022 con la guerra tra Russia e Ucraina, quando lo shock energetico portò a un’impennata delle bollette e a forti tensioni sui bilanci di famiglie e imprese.

Secondo Andrea Armiento, Senior Credit Specialist presso Gritti Energia, la situazione attuale presenta alcune differenze rispetto al passato, ma resta comunque un momento da monitorare con attenzione: “Le fattispecie sono diverse rispetto al 2022. Lo shock bellico è simile, ma oggi il sistema è più maturo e quello che è successo ha fatto scuola. Le società energetiche si sono organizzate e anche gli Stati sembrano più preparati a gestire situazioni di questo tipo”.

Uno dei nodi principali riguarda la natura dell’attuale aumento dei prezzi: se si tratti di una dinamica temporanea legata alle tensioni geopolitiche o di una vera e propria carenza di materia prima: “Io spero che l’aumento dei prezzi sia da ricondurre a dinamiche di mercato innescate dai timori di una potenziale carenza di materia prima, e non legato a una reale scarsità. Ci si augura che, se il problema è solo di mercato, quando la crisi rientrerà anche i prezzi torneranno a livelli più contenuti – sostiene Armiento – la guerra tra Russia e Ucraina è ancora in corso, ma i mercati energetici sono comunque tornati a una condizione di relativa normalità”.

Un elemento che potrebbe attenuare gli effetti di un eventuale aumento dei prezzi è la stagionalità dei consumi, soprattutto per il gas. Se presto l’ingresso nella bella stagione porterà a temperature più miti e a un minor uso del riscaldamento per le utenze residenziali e quindi avere più tempo per gestire l’aumento dei prezzi, diverso è invece il discorso per il mondo produttivo, dove i consumi energetici sono spesso costanti durante tutto l’anno.

Uno degli effetti meno visibili ma più rilevanti della crisi energetica riguarda la gestione dei pagamenti e dei flussi finanziari, soprattutto per le aziende che forniscono energia. “L’aumento delle bollette può creare difficoltà importanti nei flussi di cassa delle famiglie e delle imprese. Questo si riflette direttamente anche sugli uffici credito delle società energetiche, che devono gestire rateizzazioni e piani di rientro” continua Armiento ricordando come durante la crisi del 2022 molte aziende del settore si sono trovate a gestire bollette con importi mai visti prima. “Ricordo fatture residenziali mai viste né prima né dopo quel frangente. Era evidente che molte famiglie non potessero sostenere quei costi. Per questo furono introdotte rateizzazioni straordinarie che in alcuni casi arrivavano fino a dieci mesi”.

Secondo Armiento, proprio quell’esperienza ha spinto molte aziende a migliorare i propri processi di gestione del credito: “Una mole così grande di piani di rientro può mettere in difficoltà qualsiasi organizzazione. Per questo abbiamo lavorato molto sull’ingegnerizzazione dei processi e sull’analisi dei dati decisionali del credito”.

Il vero timore, tuttavia, riguarda gli effetti indiretti della crisi energetica sull’economia reale. Un fenomeno già osservato negli ultimi anni e che spesso non rientra completamente anche quando i prezzi dell’energia tornano a scendere. “La mia più grande preoccupazione, da consumatore prima ancora che da professionista del settore, è l’effetto inflattivo. Quando aumenta il costo dell’energia, aumentano anche i prezzi dei beni di consumo – afferma Armiento – Il gas può tornare a livelli più contenuti, ma spesso i prezzi dei prodotti restano più alti. È quello che abbiamo visto con molti beni di consumo dopo la crisi energetica”.

Per quanto riguarda le prospettive future, tutto dipenderà dall’evoluzione del quadro geopolitico. “La vera discriminante sarà la durata della crisi. Uno o due mesi di bollette più alte possono essere gestibili, ma se la situazione si protrae per molti mesi diventa molto più difficile per famiglie e imprese” conclude il manager.