È stata approvata lo scorso 4 marzo in Senato la Legge annuale sulle piccole e medie imprese, che introduce la tanto attesa cartolarizzazione dei magazzini. Un importante strumento a favore delle aziende che permetterà presto di poter generare liquidità anche dai magazzini fermi.
La novità interviene sulla Legge 130/1999 e segna un passaggio non banale: per la prima volta entrano nel perimetro della cartolarizzazione anche i beni mobili non registrati, quindi le scorte di magazzino. Materie prime, semilavorati e prodotti finiti non sono più solo capitale immobilizzato in attesa di vendita, ma possono diventare parte di una struttura finanziaria capace di sostenere il capitale circolante.
In sostanza, il valore economico delle giacenze può essere destinato a un patrimonio segregato a servizio di un’operazione di cartolarizzazione, consentendo all’impresa di ottenere liquidità immediata, mentre gli investitori beneficiano delle tutele tipiche dello schema 130, a partire dalla segregazione patrimoniale.
Non si tratta semplicemente di “svuotare” il magazzino, ma di valorizzarlo finanziariamente. La norma tiene conto anche della dinamicità del ciclo produttivo, permettendo che beni e diritti possano essere sostituiti nel tempo, in linea con una logica revolving. È un’evoluzione che avvicina la cartolarizzazione a forme di asset based financing già diffuse in altri ordinamenti e che potrebbe aprire un nuovo segmento di mercato, soprattutto per quelle PMI che hanno patrimonio nei magazzini ma difficoltà di accesso al credito tradizionale.
Se le prime operazioni verranno strutturate nei prossimi mesi, questa riforma potrebbe rappresentare uno degli sviluppi più interessanti della Legge 130 degli ultimi anni, perché sposta la cartolarizzazione sempre più dentro l’economia reale.
È stata approvata lo scorso 4 marzo in Senato la Legge annuale sulle piccole e medie imprese, che introduce la tanto attesa cartolarizzazione dei magazzini. Un importante strumento a favore delle aziende che permetterà presto di poter generare liquidità anche dai magazzini fermi.
La novità interviene sulla Legge 130/1999 e segna un passaggio non banale: per la prima volta entrano nel perimetro della cartolarizzazione anche i beni mobili non registrati, quindi le scorte di magazzino. Materie prime, semilavorati e prodotti finiti non sono più solo capitale immobilizzato in attesa di vendita, ma possono diventare parte di una struttura finanziaria capace di sostenere il capitale circolante.
In sostanza, il valore economico delle giacenze può essere destinato a un patrimonio segregato a servizio di un’operazione di cartolarizzazione, consentendo all’impresa di ottenere liquidità immediata, mentre gli investitori beneficiano delle tutele tipiche dello schema 130, a partire dalla segregazione patrimoniale.
Non si tratta semplicemente di “svuotare” il magazzino, ma di valorizzarlo finanziariamente. La norma tiene conto anche della dinamicità del ciclo produttivo, permettendo che beni e diritti possano essere sostituiti nel tempo, in linea con una logica revolving. È un’evoluzione che avvicina la cartolarizzazione a forme di asset based financing già diffuse in altri ordinamenti e che potrebbe aprire un nuovo segmento di mercato, soprattutto per quelle PMI che hanno patrimonio nei magazzini ma difficoltà di accesso al credito tradizionale.
Se le prime operazioni verranno strutturate nei prossimi mesi, questa riforma potrebbe rappresentare uno degli sviluppi più interessanti della Legge 130 degli ultimi anni, perché sposta la cartolarizzazione sempre più dentro l’economia reale.