È passato oltre un secolo dalla prima celebrazione della Giornata internazionale della donna. Un tempo che è poco più di una briciola nella storia dell’umanità, ma che oggi ci appare distante come un’era intera per tutto ciò che è accaduto in questo arco di anni.
Una giornata di riflessione sul ruolo della donna, sulle conquiste politiche, sociali ed economiche che hanno attraversato la sua storia e che assumono un significato ancora più rilevante in un settore come quello della credit industry, dove il 61% degli addetti è rappresentato da donne, anche se solo una parte ancora marginale arriva a ricoprire ruoli apicali (dati del XV Rapporto UNIREC).
Chi ha avuto occasione di ascoltare le storie di alcune delle professioniste che sono riuscite a costruirsi un percorso di carriera nel settore sa bene quanta determinazione e quanta fatica si nascondano dietro questi risultati. Percorsi spesso fatti di sacrifici, di equilibrio tra vita professionale e personale e, non di rado, della necessità di dimostrare il proprio valore più di una volta.
In un Paese dove ancora oggi si fatica, troppo spesso, a conciliare la scelta di diventare lavoratrice e quella di essere madre, diventa più che mai attuale interrogarsi su quanto resti ancora da fare per continuare a consolidare e far crescere le conquiste femminili.
Proprio nello scorso mese è arrivato il rinnovo del contratto di lavoro UNIREC, che introduce nuove misure per la tutela delle donne vittime di violenza. Un segnale importante che va nella direzione tracciata da tempo dall’associazione: contribuire alla costruzione di ambienti di lavoro sempre più equi, inclusivi e sicuri.
Molto resta però da fare anche sul fronte della consapevolezza finanziaria. Se è vero che, come Paese, continuiamo a collocarci nelle ultime posizioni delle classifiche internazionali sull’educazione finanziaria, è altrettanto vero che le donne risultano ancora più penalizzate, spesso escluse o marginalmente coinvolte nella gestione e nelle decisioni economiche e patrimoniali.
L’8 marzo resta quindi prima di tutto una giornata di riflessione e di consapevolezza. Un momento per guardare alle conquiste raggiunte, ma anche per ricordarci quanti passi restano ancora da compiere.
È passato oltre un secolo dalla prima celebrazione della Giornata internazionale della donna. Un tempo che è poco più di una briciola nella storia dell’umanità, ma che oggi ci appare distante come un’era intera per tutto ciò che è accaduto in questo arco di anni.
Una giornata di riflessione sul ruolo della donna, sulle conquiste politiche, sociali ed economiche che hanno attraversato la sua storia e che assumono un significato ancora più rilevante in un settore come quello della credit industry, dove il 61% degli addetti è rappresentato da donne, anche se solo una parte ancora marginale arriva a ricoprire ruoli apicali (dati del XV Rapporto UNIREC).
Chi ha avuto occasione di ascoltare le storie di alcune delle professioniste che sono riuscite a costruirsi un percorso di carriera nel settore sa bene quanta determinazione e quanta fatica si nascondano dietro questi risultati. Percorsi spesso fatti di sacrifici, di equilibrio tra vita professionale e personale e, non di rado, della necessità di dimostrare il proprio valore più di una volta.
In un Paese dove ancora oggi si fatica, troppo spesso, a conciliare la scelta di diventare lavoratrice e quella di essere madre, diventa più che mai attuale interrogarsi su quanto resti ancora da fare per continuare a consolidare e far crescere le conquiste femminili.
Proprio nello scorso mese è arrivato il rinnovo del contratto di lavoro UNIREC, che introduce nuove misure per la tutela delle donne vittime di violenza. Un segnale importante che va nella direzione tracciata da tempo dall’associazione: contribuire alla costruzione di ambienti di lavoro sempre più equi, inclusivi e sicuri.
Molto resta però da fare anche sul fronte della consapevolezza finanziaria. Se è vero che, come Paese, continuiamo a collocarci nelle ultime posizioni delle classifiche internazionali sull’educazione finanziaria, è altrettanto vero che le donne risultano ancora più penalizzate, spesso escluse o marginalmente coinvolte nella gestione e nelle decisioni economiche e patrimoniali.
L’8 marzo resta quindi prima di tutto una giornata di riflessione e di consapevolezza. Un momento per guardare alle conquiste raggiunte, ma anche per ricordarci quanti passi restano ancora da compiere.