Credito e consumatori Dalla Redazione Investor, servicer e debt buyer NPL e crediti deteriorati Utilities

Intervista ad Alberto Sondri, Executive Director di CRIBIS Credit Management

Il recupero crediti nel settore utilities presenta sfide specifiche: volumi elevati, ticket medi contenuti e la necessità di bilanciare efficienza operativa con approcci personalizzati. Le considerazioni riportate riguardano crediti derivanti da forniture di servizi utilities, con focus su modelli decisionali, performance e trend futuri.

Nel passaggio tra recupero stragiudiziale e giudiziale, quali sono oggi i criteri di analisi costi/benefici che guidano la scelta del modello operativo e in che modo tali valutazioni si riflettono sull’adozione di approcci differenti – dalla gestione massiva dei portafogli a soluzioni più tailor made? 

A.S. Nel settore utilities, ma più in generale nella gestione dei crediti deteriorati, il passaggio tra fase stragiudiziale e giudiziale è guidato da un approccio che compara valutazioni di rischio (potenzialità di recupero) con valutazioni finanziarie (valore attuale netto dei flussi finanziari attesi). Oggi è possibile, attraverso informazioni puntuali e modelli predittivi, fondare la decisione di azionamento (stragiudiziale vs giudiziale) su basi solide. In generale i criteri principali che hanno effetto sui modelli matematico/finanziari sono:

  • Ticket medio e aging del credito: il basso valore unitario può rendere il giudiziale poco conveniente, in considerazione dei costi fissi da sostenere. Il ticket soglia si è comunque abbassato nel corso degli ultimi anni grazie agli efficientamenti derivanti dalla digitalizzazione dei processi civili.
  • Modelli predittivi basati su Machine Learning: attraverso specifici modelli statistici è possibile stimare la probabilità di incasso stragiudiziale e giudiziale e quindi comparare i due recovery rate
  • Time-to-cash e costi legali: in Italia, i tempi medi di una procedura giudiziale (mobiliare o immobiliare) oscillano tra tre e cinque anni, con costi che possono incidere fino al 20-25% dell’importo recuperato. Questo rende essenziale una valutazione preventiva dei costi attesi.

Quali modelli risultano prevalenti presso i big del settore e quali sono gli impatti percentuali di questi approcci sulla vostra operatività e sulle performance dei portafogli?

A.S. Nel mondo utilities, i big del settore adottano modelli ibridi, basati su tre pilastri:

  1. Automazione e AI per la gestione massiva dei volumi, con workflow digitali e predictive analytics che riducono il costo per pratica fino al 30%.
  2. Segmentazione avanzata per distinguere portafogli ad alto valore, dove la componente consulenziale e le competenze specifiche restano centrali.
  3. Omnicanalità per migliorare la customer experience e aumentare il tasso di contatto utile.

In termini di impatto operativo:

  • 80-85% dei volumi è gestito con modelli massivi, grazie a piattaforme digitali e processi standardizzati.
  • 15-20% dei volumi è trattato con soluzioni tailor made, che generalmente interessano ticket di importo più elevato e necessitano di professionalità specifiche e approccio consulenziale anche nei confronti del debitore

Quali sono le direttrici strategiche e i trend futuri che, a suo avviso, guideranno il settore del credit management nei prossimi anni, e come CRIBIS Credit Management si sta preparando ad affrontarli?

Chi saprà coniugare efficienza operativa, innovazione tecnologica e approccio etico sarà in grado di generare valore non solo per i clienti, ma per l’intero ecosistema energetico.

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