Un’Europa che fatica ancora a sentirsi davvero unita sul piano economico, con l’Italia che negli ultimi anni ha compiuto passi significativi verso la stabilizzazione e la solidità finanziaria, ma che ha ora bisogno di far sentire con più forza il proprio peso all’interno dell’Unione. È questo il quadro tracciato dall’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria durante l’intervista rilasciata in occasione della seconda edizione del CVSecuritisationDay, svoltasi il 3 febbraio a Milano, unico evento in Italia sul tema delle cartolarizzazioni e organizzato da Credit Village, con la partecipazione di tutto l’ecosistema coinvolto: banche, investitori, servicer, advisor e law firm.
Nello scenario attuale, in cui il dollaro sta progressivamente perdendo parte della sua autorità come moneta internazionale, si apre uno spazio potenziale anche per l’euro. Uno spazio che, tuttavia, resta fortemente limitato da logiche ancora troppo ancorate agli interessi nazionali dei singoli Stati membri. A sostenere il ruolo del dollaro è infatti il debito pubblico statunitense, che continua a funzionare come vero safe asset globale. Come ha ricordato Tria, “Il ruolo dell’euro in questo momento non si può basare su un debito europeo. Dietro il dollaro c’è il debito americano: l’emissione di liquidità internazionale viene fatta attraverso i deficit delle partite correnti e il debito delle banche centrali”. Una asimmetria che si riflette direttamente nei flussi di capitale: ogni anno circa 300 miliardi di euro di risparmio europeo finiscono per essere investiti negli Stati Uniti, evidenziando l’incapacità dell’Europa di trattenere e attrarre risorse nel proprio perimetro.
In questo contesto globale, quale può essere il ruolo dell’Italia? La risposta, secondo Tria, passa dalla credibilità finanziaria. “La stabilizzazione della finanza pubblica e il recupero di reputazione nei mercati ha due effetti: ha un effetto positivo immediato sull’Italia, perché è la condizione per far ripartire l’economia e per attrarre investimenti, ma soprattutto dà una maggiore solidità alla posizione politica dell’Italia in Europa”. Un rafforzamento che non riguarda solo i conti pubblici, ma che si traduce anche in maggiore autorevolezza nei tavoli europei, soprattutto in una fase in cui i mercati restano sensibili a ogni segnale di instabilità.
È proprio qui che si inserisce il tema delle cartolarizzazioni, richiamato da Tria come possibile leva per affrontare alcune delle fragilità strutturali europee. Alla luce dell’esperienza maturata con le GACS, questi strumenti possono tornare centrali in una fase in cui l’Europa ha bisogno di mobilitare capitali privati su larga scala. L’ex Ministro ha osservato che bisogna avere degli strumenti per attrarre risparmio extra europeo, perché nel mondo il risparmio c’è, ma servono strumenti giusti. In assenza di un vero debito comune europeo, le cartolarizzazioni garantite possono rappresentare una risposta pragmatica per sostenere gli investimenti e rafforzare il ruolo dell’Europa nei mercati dei capitali.
Un’Europa che fatica ancora a sentirsi davvero unita sul piano economico, con l’Italia che negli ultimi anni ha compiuto passi significativi verso la stabilizzazione e la solidità finanziaria, ma che ha ora bisogno di far sentire con più forza il proprio peso all’interno dell’Unione. È questo il quadro tracciato dall’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria durante l’intervista rilasciata in occasione della seconda edizione del CVSecuritisationDay, svoltasi il 3 febbraio a Milano, unico evento in Italia sul tema delle cartolarizzazioni e organizzato da Credit Village, con la partecipazione di tutto l’ecosistema coinvolto: banche, investitori, servicer, advisor e law firm.
Nello scenario attuale, in cui il dollaro sta progressivamente perdendo parte della sua autorità come moneta internazionale, si apre uno spazio potenziale anche per l’euro. Uno spazio che, tuttavia, resta fortemente limitato da logiche ancora troppo ancorate agli interessi nazionali dei singoli Stati membri. A sostenere il ruolo del dollaro è infatti il debito pubblico statunitense, che continua a funzionare come vero safe asset globale. Come ha ricordato Tria, “Il ruolo dell’euro in questo momento non si può basare su un debito europeo. Dietro il dollaro c’è il debito americano: l’emissione di liquidità internazionale viene fatta attraverso i deficit delle partite correnti e il debito delle banche centrali”. Una asimmetria che si riflette direttamente nei flussi di capitale: ogni anno circa 300 miliardi di euro di risparmio europeo finiscono per essere investiti negli Stati Uniti, evidenziando l’incapacità dell’Europa di trattenere e attrarre risorse nel proprio perimetro.
In questo contesto globale, quale può essere il ruolo dell’Italia? La risposta, secondo Tria, passa dalla credibilità finanziaria. “La stabilizzazione della finanza pubblica e il recupero di reputazione nei mercati ha due effetti: ha un effetto positivo immediato sull’Italia, perché è la condizione per far ripartire l’economia e per attrarre investimenti, ma soprattutto dà una maggiore solidità alla posizione politica dell’Italia in Europa”. Un rafforzamento che non riguarda solo i conti pubblici, ma che si traduce anche in maggiore autorevolezza nei tavoli europei, soprattutto in una fase in cui i mercati restano sensibili a ogni segnale di instabilità.
È proprio qui che si inserisce il tema delle cartolarizzazioni, richiamato da Tria come possibile leva per affrontare alcune delle fragilità strutturali europee. Alla luce dell’esperienza maturata con le GACS, questi strumenti possono tornare centrali in una fase in cui l’Europa ha bisogno di mobilitare capitali privati su larga scala. L’ex Ministro ha osservato che bisogna avere degli strumenti per attrarre risparmio extra europeo, perché nel mondo il risparmio c’è, ma servono strumenti giusti. In assenza di un vero debito comune europeo, le cartolarizzazioni garantite possono rappresentare una risposta pragmatica per sostenere gli investimenti e rafforzare il ruolo dell’Europa nei mercati dei capitali.