Nel mondo della finanza strutturata, le cartolarizzazioni continuano a svolgere un ruolo centrale: permettono di liberare capitale, di trasferire il rischio e di sostenere l’erogazione del credito. Eppure, guardando al contesto globale, l’Europa sembra ancora procedere con il freno tirato. Il confronto con altri mercati, in particolare quello statunitense, è inevitabile: lì ABS e strutture complesse sono strumenti ormai rodati, parte integrante del funzionamento del sistema finanziario.
Nel Vecchio Continente, invece, il mercato delle cartolarizzazioni ha faticato a decollare. A pesare sono stati negli anni un quadro normativo percepito come eccessivamente articolato, requisiti prudenziali molto stringenti e una diffusa cautela da parte degli investitori. Una cautela che affonda le sue radici nella crisi finanziaria del 2008 e che, ancora oggi, continua a influenzare le scelte regolamentari e operative. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: uno strumento utilizzato meno di quanto potrebbe, nonostante il suo potenziale nel sostenere il credito a famiglie e imprese.
Negli ultimi anni, però, qualcosa ha iniziato a muoversi. L’Unione Europea ha avviato una riflessione più ampia sul ruolo delle cartolarizzazioni, riconoscendone il valore come leva per rafforzare i mercati dei capitali e ridurre la storica dipendenza dal credito bancario tradizionale. Un cambio di approccio che nasce dalla consapevolezza che, senza strumenti alternativi di funding e trasferimento del rischio, la crescita del credito rischia di restare strutturalmente limitata.
In questo contesto, la semplificazione delle regole è diventata un passaggio obbligato. Le istituzioni europee stanno lavorando ormai da mesi per rendere il quadro normativo più proporzionato, in particolare per le cartolarizzazioni STS. L’obiettivo è chiaro: ridurre i costi operativi, rendere le strutture più comprensibili per gli investitori e favorire una maggiore liquidità del mercato, senza rinunciare alle necessarie tutele per la tenuta del sistema finanziario.
La sfida, però, resta aperta. Da un lato, l’Europa deve continuare a garantire la solidità del sistema, dall’altro, è chiamata a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo di un mercato delle cartolarizzazioni davvero funzionale all’economia reale. La direzione sembra tracciata, ma la distanza da colmare rispetto ad altri mercati resta ancora significativa in un quadro economico mondiale sempre più complesso in cui essere competitivi è una necessità concreta.
Sei interessato al tema e vorresti saperne di più?!
Non mancare al 2° CvSecuritisationDay, la seconda edizione dell’unico evento in Italia interamente dedicato allo strumento delle cartolarizzazioni in programma a Milano il prossimo 3 febbraio.
Per maggiori dettagli e per partecipare visita la pagina https://cvsecuritisation.day/
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Nel Vecchio Continente, invece, il mercato delle cartolarizzazioni ha faticato a decollare. A pesare sono stati negli anni un quadro normativo percepito come eccessivamente articolato, requisiti prudenziali molto stringenti e una diffusa cautela da parte degli investitori. Una cautela che affonda le sue radici nella crisi finanziaria del 2008 e che, ancora oggi, continua a influenzare le scelte regolamentari e operative. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: uno strumento utilizzato meno di quanto potrebbe, nonostante il suo potenziale nel sostenere il credito a famiglie e imprese.
Negli ultimi anni, però, qualcosa ha iniziato a muoversi. L’Unione Europea ha avviato una riflessione più ampia sul ruolo delle cartolarizzazioni, riconoscendone il valore come leva per rafforzare i mercati dei capitali e ridurre la storica dipendenza dal credito bancario tradizionale. Un cambio di approccio che nasce dalla consapevolezza che, senza strumenti alternativi di funding e trasferimento del rischio, la crescita del credito rischia di restare strutturalmente limitata.
In questo contesto, la semplificazione delle regole è diventata un passaggio obbligato. Le istituzioni europee stanno lavorando ormai da mesi per rendere il quadro normativo più proporzionato, in particolare per le cartolarizzazioni STS. L’obiettivo è chiaro: ridurre i costi operativi, rendere le strutture più comprensibili per gli investitori e favorire una maggiore liquidità del mercato, senza rinunciare alle necessarie tutele per la tenuta del sistema finanziario.
La sfida, però, resta aperta. Da un lato, l’Europa deve continuare a garantire la solidità del sistema, dall’altro, è chiamata a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo di un mercato delle cartolarizzazioni davvero funzionale all’economia reale. La direzione sembra tracciata, ma la distanza da colmare rispetto ad altri mercati resta ancora significativa in un quadro economico mondiale sempre più complesso in cui essere competitivi è una necessità concreta.
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