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Andrea Bertoni: “Asset Finding nasce per anticipare il mercato e restituire valore al credito”

Abbiamo incontrato Andrea Bertoni, Fondatore e Amministratore Delegato di Davis & Morgan e ideatore di Asset Finding, la nuova piattaforma di market intelligence dedicata al mondo del credito e del real estate.
Un progetto che nasce come spin-off di Davis & Morgan e che porta nel digitale un’esperienza maturata in quasi vent’anni di investimenti e gestione di operazioni complesse nel settore NPL.

Come nasce Asset Finding?
Asset Finding nasce da un’esigenza personale e professionale: avere uno strumento che mi permettesse di lavorare in maniera più veloce ed efficiente. Nel tempo ho costruito un sistema di analisi così ampio e potente che ho deciso di estenderlo e metterlo a disposizione anche di altri operatori.
Grazie all’intelligenza artificiale e agli algoritmi che abbiamo sviluppato, la piattaforma intercetta in tempo reale tutte quelle posizioni presenti nelle banche dati ma non ancora pubblicate online, aggiornandosi minuto dopo minuto.
In pratica, fa oggi ciò che prima richiedeva il lavoro di diverse figure professionali, analisti, legali, investigatori, e lo fa incrociando una quantità enorme di informazioni, compresi i dati, fondamentali, provenienti da Equitalia.

Perché è così importante avere accesso ai dati di Equitalia?

La banca dati di Equitalia rappresenta un vero e proprio sistema di allerta precoce. Sapere che su un immobile esistono più posizioni aperte permette di capire subito l’entità del problema e di rivolgersi direttamente alla fonte, proponendo una soluzione prima che la situazione si aggravi.
Non dimentichiamo che in Equitalia ci sono anche le posizioni MCC, quindi parliamo di informazioni che, se interpretate correttamente, consentono di intervenire in modo selettivo e mirato, evitando approcci generalizzati o speculativi.

Chi si iscrive ad Asset Finding e come funziona la membership?
Abbiamo due livelli di adesione: il piano Silver, che conta oggi circa 500 iscritti, e il piano Gold, con oltre 100 membri attivi e una lista d’attesa di una sessantina di persone.
Gli iscritti non sono soltanto professionisti del credito o investitori istituzionali: ci sono anche privati che hanno iniziato a gestire operazioni reali, in modo autonomo e consapevole.
Questo è uno degli aspetti che mi rende più orgoglioso: aver creato un ecosistema in cui chiunque, se formato e ben informato, può agire con metodo e responsabilità.
Monitoriamo costantemente il numero degli iscritti perché vogliamo preservare la qualità e l’esclusività del servizio.
E qui entra in gioco quella che considero la regola aurea del nostro mestiere: la selezione chirurgica delle operazioni da mandare avanti rappresenta il 99,9% del successo. Il vero investimento non è quello che fai, ma quello che decidi di non fare.

Qual è il futuro prossimo di Asset Finding?
Stiamo lavorando su due direttrici parallele. Da un lato, la ricerca di nuovi fondi fino a 100 milioni di euro per ampliare la capacità di finanziamento dei nostri iscritti, in modo da triplicare entro il 2026 le possibilità operative e dare concretezza alle analisi generate dalla piattaforma.
Dall’altro, la proiezione internazionale: la nostra licenza è valida in tutta Europa e abbiamo verificato che gran parte dei dati utilizzati in Italia sono accessibili anche negli altri Paesi dell’Unione. Basterà adattarli ai diversi tempi della giustizia e alle specificità locali.
Il modello di Asset Finding è pensato per essere scalabile, ma sempre fedele alla sua filosofia: fornire strumenti reali, etici e sostenibili a chi vuole investire nel credito in modo professionale e consapevole.

Alla luce di tutto questo, qual è il valore sociale di Asset Finding?
È enorme. Chi compra crediti “a pacchetto” spesso non sa davvero cosa c’è dentro. Ma il real estate in Italia, a differenza del vino, non migliora con l’età: se non lo gestisci bene, diventa rischioso.
Chi seleziona in modo mirato può invece creare valore vero. Quando fai il turnaround di un’azienda e la riporti in salute, non solo recuperi capitale, ma restituisci al mercato una realtà capace di ripartire.
Per questo stiamo costituendo anche un comitato etico, che avrà il compito di vigilare sul rispetto delle regole e sull’equilibrio tra profitto e responsabilità.
Chi lavora in questo settore dovrebbe agire come un medico e riportare il paziente in salute. Il fine ultimo non deve essere il guadagno, ma la rigenerazione di valore economico, sociale e umano.

 

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